Mar 06
Mar 06
Stavo leggendo 2666, di Roberto Bolaño, solo poi è uscito Dioblù, di Paolo Colagrande, allora l’ho preso, mi son messo lì a leggerlo, solo poi è uscito I malcontenti, di Paolo Nori, l’ho preso, son qui a leggerlo.
E a leggere I malcontenti, di Paolo Nori, una cosa che ho pensato subito, è che c’è molto di me, in questo libro, c’è se posso dirlo una sensazione e uno stato d’animo che è mio e, forse, di molti altri, che a spiegarlo non è facile, ma che in qualche modo ha a che fare con il sentirsi inadeguati, anche se viene da chiedersi rispetto a cosa, ci si sente inadeguati, ma per spiegarmi, se è possibile, è una cosa che ha a che fare con il fatto che probabilmente, io, e, probabilmente, molti altri, “i momenti in cui il nostro andare ha avuto un senso sono forse una frazione minuscola dei momenti complessivi della nostra vita”.
È una cosa, insomma, che ha a che fare con i momenti in cui il nostro andare ha un senso.
E poi, è inevitabile e lo so, nel mondo c’è anche delle persone che non lo sono, inadeguate, che stan bene nel loro ruolo e, soprattutto, stan bene nel mondo, ci stanno in un modo che noi, pensarci, non siam capaci, come quando sei in piscina con una bambina di quattro anni e pensi che c’è da stare attenti, a rivestirla, “prima le mutande, poi la maglietta di sotto, poi le calze. Poi i pantaloni, poi la maglietta di sopra, dopo le scarpe”. E quando sei lì in piscina, che pensi quanto c’è da stare attenti, guardare un signore sui sessant’anni che si riveste anche lui e lo fa con una cura e, contemporaneamente, una noncuranza, che si riveste benissimo, come se nella sua vita non avesse fatto altro che rivestirsi, una cosa che ti vien da pensare sarebbe bellissimo, vivere così, come quel signore lì che si riveste, stare al mondo come si deve, e senza pensarci.
Solo, non siam capaci, credo.
E vedere queste persone qui, come dire, si potrebbe pensare che proviamo un qualche sentimento come l’invidia, o qualcosa del genere, e forse è anche vero, però, pensarci, guardare le cose da una prospettiva diversa, come stendendosi sul letto di una bambina di quattro anni, guardare una finestra che non si è mai vista, da quel punto di vista, alla fine, in fondo, non puoi che pensare che son tutte balle.
E poi, volevo dire, questo libro qui non l’ho ancora finito. Per fortuna.
io l’ho finito.
e non lo so ma mi pare che sia il suo libro più bello
lo sto leggendo anche io. vediamo chi fa prima?
Io l’ho comprato, lo tengo lì e aspetto non so cosa per iniziare a leggerlo. Però quello che hai scritto tu qui è bellissimo. Questa cosa sul senso di inadeguatezza e sulla prospettiva.
:)
è che abbiam bisogno di sprezzatura http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2010/03/sprezzatura.html
“e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi” (grazie zu, mi sa che hai ragione)
Sulla sprezzatura, ti rimando, Francesco al riquadro di questo post: http://aitanblog.splinder.com/post/8679280
che, peraltro, ricorda anche una bella serata che passammo tutti insieme allegramente.
grazie aitan, quel post davvero non ricordavo facesse riferimento alla sprezzatura, ma soprattutto, a quando una bella serata tutti insieme allegramente, ché ne ho assai bisogno
Bello!!! Ecco, come dice proprio Aitan nel post da lui citato, “rendere semplice ciò che è complicato”, ma con la piena coscienza della sua complessità. Difficile, ma questa è vita, e ne vale certo la pena!
E io ti dico che a Pasqua nessuno mi ha fatto un regalo come quello che mi hai fatto tu (anzi un doppio regalo) e io vorrei continuare a leggere quello che scrivi, come lo scrivi,perchè ti devo dire che io un po’ ho rubato il tuo stile, chè tu uno stile ce l’hai e non si può dire lo stesso di tanti che scrivono nella Grande Rete e a me ora va di essere romantico e sentimentale e appena torno nella Bassa, in quel lembo della bassa dove ora vivo, voglio un attimo guardarmi intorno, guardarmi intorno con le lenti che tu mi hai dato, e figurati, io che ci vivo e devo tornare a Napoli per avere lenti nuove per guardare quelle cose là dove io vivo, ma la vita è bella per questo, perchè è nu burdell’ mai vist’ !
Grazie ancora e stavolta a presto davvero, perchè uno che mi fa due regali e mi dà anche lenti nuove io non l’ho mai conosciuto e lo voglio rivbedere ancora
Alfar
e allora vuol dire che ci devi venire più spesso, a Napoli, o che devo venire finalmente io, a trovarti
(e grazie a te, davvero)
Non so se siamo ancora a tempo per l’iniziativa sulla Resistenza da te propugnata, ma ho inviato a Gaetano e a te (solo che non ho la tua mail), una mia traccia su una vicenda legata alla Bassa bolognese a cui potreste attaccarci una cosa sulla resistenza-ribellione della bassa napoletana di vostra conoscenza.
Insomma un intreccio.
Nu vas’ Francè
pasquale
PS Aitan ti dovrebbe girare il tutto o sinò scrivim a mè, insomma chi fa primm’