Feb 07
A casa HangingRock da qualche giorno si parla di sguardi. Perché ogni sguardo ha una sua lunghezza, una lunghezza misurabile e quantificabile.
Ma si parla anche di come lo sguardo sia in grado di resistere alle trasformazioni del tempo.
Eccomi quindi, come ha detto la padrona di casa, in versione Robin Gibb dei Bee Gees.
Dottoressa, cosa dice del mio sguardo?
dice di sogni…dice di meraviglia…
E gli sguardi infiniti di un cane?
diluvio, vediamo che dice la dottoressa
g, quanto hai ragione, sugli sguardi infiniti di un cane
questo sguardo è uno di quelli lunghi, guarda lontano, lontano arriva a vedere dopo anni e anni vede prima una leggiadra fanciulla di cui si innamorerà perdutamente e vede due bambinelli con cui si divertirà, giocherà, non dormirà qualche notte ma vabbè..faniente
mi ha preso un’urgenza terribile
perciò quello sguardo è così gioiosamente fiducioso
hang non me ne vorrà ma questa mia analisi è terra terra è che non ne ho potuto fare a meno
didola, ma quanto mi piacciono le tue urgenze terribili, quanto?
grazie
comunque come dice gurbj, che classe sarebbe stata all’asilo?
povera maestra!
martedi sera ero in piedi appoggiata al muro mentre il mio “guru” spiegava (poi magari sta cosa del guru te la spiego pure), e mi sono ritrovata a pensare a questa cosa degli sguardi. lunghi, corti, accorciati, sfrangettati, ricci, piastrati, vabbè…pensavo che io questo discorso me lo feci anche diversi anni fa sguardando il mio fidanzè di allora. sguardo lungo lui. assente, proiettato al futuro, lontano. e infatti talmente lontano che ora sta in cina. pensa che ti ripensa poi d’un tratto ho sentito una vocina in lontananza: “elisabettaaaa”..poi il volume si è alzato sempre di più finchè il sguardo perso nel vuoto non si è focalizzato sul mio guru…che cercava di richiamare la mia attenzione e davanti a tutti mi ha detto: “beh! che sguardo altrove che hai, a che pensavi invece di ascoltarmi?”
insomma: sguardo su sguardo.
che poi sguardo su sguardo, semplifichi, fa uno. la teoria di hanging è anche matematicamente dimostrata e confermata: lo sguardo è uno per ognuno di noi.
ops…correggo: “…il MIO sguardo perso nel vuoto…”
cià
renato, povera maestra davvero (io però non ho capito perché, nella classe immaginata da gurbj, dovevo essere quello che va sempre al pronto soccorso, uffa!)
eli, è vero, sguardo su sguardo, semplifichi, fa uno (però poi un giorno me la spieghi questa cosa del guru, eh?)