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Feb 08

L’albero delle parole

Postato da Francesco il 8 Febbraio 2008, nella categoria Divagazioni.

Stamattina, mentre andavo al lavoro, mi son fermato al bar, c’era Bonfiglietti che beveva i suoi soliti bianchi, m’ha detto Siediti un po’ qui con me, mi fai compagnia, ti racconto una storia.
C’era uno scrittore, m’ha detto Bonfiglietti, che per la precisione era uno scrittore di memorie, che aveva un problema, questo scrittore, soffriva di amnesie, allora per lui era difficile dedicarsi all’attività di scrittore di memorie, non aveva scritto ancora nessun libro, tanto che possiamo chiamarlo scrittore di memorie solo convenzionalmente.
Questo scrittore, per risolvere almeno in parte il suo problema, che se ci pensi, soffrire di amnesie per uno scrittore di memorie, è un problema non da poco, allora questo scrittore, m’ha detto Bonfiglietti, appendeva le parole che gli servivano all’albero che aveva in giardino, per non dimenticarle, tanto che possiamo dire convenzionalmente che questo scrittore, in giardino, aveva un albero di parole.
La cosa strana, m’ha detto Bonfiglietti, è che se di sera passavi accanto al giardino di questo scrittore di memorie, potevi sentire che l’albero stava lì tutta la notte a sussurrare le parole dello scrittore; e se invece di andar via subito rimanevi un po’ di tempo, a voler ascoltare, c’era il caso di dimenticare dove stavi andando e perché, per quanto erano belle le storie raccontate dall’albero dello scrittore.
Ma la cosa ancora più strana, m’ha detto alla fine Bonfiglietti, la cosa che non riesco a spiegarmi, ha aggiunto Bonfiglietti, è che quando il tempo cambiava, l’albero sussurrava le stesse storie, ma in Urdu, e quindi, non si capiva niente.

(le ultime otto parole di questo post qui, le ha scritte eìo, io non c’entro, eh)

Poi è arrivato anche il finale alternativo di stark, allora lo metto qui:
Ma la cosa più strana, m’ha detto alla fine Bonfiglietti, è che ogni tanto qualcuno di notte scavalcava la ringhiera e appendeva anche lui delle parole ai rami dell’albero, parole che a volte insieme a quelle altre ci stavano bene e altre volte no, ma questo scrittore poi non era mica in grado di ricordarsi, quali parole aveva scritte lui e quali no, allora le sue memorie si mescolavano a quelle parole aggiunte da chissà chi, e a volte si arricchivano e a volte diventavano grottesche e ridicole.
Una sera che lo scrittore non riusciva a dormire guardò fuori dalla finestra e vide un’ombra snella e agile che scavalcava il cancello, allora uscì di corsa ma in cortile non c’era più nessuno, ma all’albero c’era appesa una parola nuova, un nome di donna, un nome che credeva di avere dimenticato.
Poi si accorse che tutte le parole appese all’albero erano diventate quel nome, come se la sua memoria fosse fatta soltanto di quel nome, come se tutte le parole appese fino a quel momento fossero state maschere di quell’unico nome.
Il mattino dopo lo scrittore decise di smettere di fare lo scrittore di memorie. Si alzò di buon’ora, buttò giù l’albero e ne bruciò il tronco e tutti i rami, con le parole che c’erano appese, e visse ancora a lungo, felice di non ricordare.

A proposito di questo post:

Questo post e' stato scritto Venerdì 8 Febbraio 2008 alle 14:19 ed e' archiviato nella categoria Divagazioni. Puoi seguire la discussione intorno a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
32 Commenti a “L’albero delle parole”
  1. Il 08/02/08 alle 14:49, hertz ha detto:

    ma che lingua è l’urdu??

    però bello questo albero delle parole, io ne ho uno di mele in giardino e devo dire che non fa lo stesso effetto :)

  2. Il 08/02/08 alle 15:22, Ted ha detto:

    Ma voi due state sempre a confabulare?

  3. Il 08/02/08 alle 17:17, aitan ha detto:

    mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto tanto, che si trovasse a passare di qui un pakistano, un pakistano di quelli che conoscono l’italiano, e traducesse questo racconto in urdu; però alla settultima parola, dove c’è scritto “Urdu” mi piacerebbe che scrivesse “Italiano”; e, naturalmente, vorrei che lo scrivesse in urdu, che io mica lo so come diamine si dice “italiano” in lingua urdu

  4. Il 08/02/08 alle 18:23, Francesco ha detto:

    hertz, anche l’albero di mele, però, ha una sua utilità :-)
    ted, è che sono io che ogni tanto gli rompo le balle, eh, lui è buono e non s’arrabbia
    aitan, piacerebbe anche a me, speriamo passi davvero :-)

  5. Il 08/02/08 alle 19:26, triana ha detto:

    Che carino! Questo Bonfiglietti fa dei pettegolezzi bellissimi e i finali ci stanno bene tutti e due, ma l’idea che quando cambia il tempo l’albero sussurra le stesse storie in Urdu è meravigliosa, lasciatela. E se non ci riesce in urdu lo facci almeno in curdu (che sarebbe un curdo-sardo)

  6. Il 08/02/08 alle 19:36, stark ha detto:

    ma il mio finale non finiva mica lì :-)

  7. Il 08/02/08 alle 20:05, Francesco ha detto:

    triana, questo bonfiglietti racconta belle storie, secondo me, si incontra tutte le mattine al bar, che fa colazione con pane e coppa, e un bicchiere di bianco
    stark, ho corretto, tutta colpa dell’uccellino che me l’ha mandato (e grazie, eh) :-)

  8. Il 08/02/08 alle 20:34, Rob ha detto:

    Io mi ci sto affezionando a questo Bonfiglietti.

  9. Il 08/02/08 alle 20:47, breznev ha detto:

    oh, quel secondo finale lì chi l’ha scritto dev’essere un tipo un po’ melenso. che robe.

  10. Il 08/02/08 alle 21:37, virginia ha detto:

    che piacere grande, caro spaventapasseri, leggerti chez moi! in effetti questo sistema scombinato di commenti che vanno registrati con nomi, e mail e siti web e qualche altra salamata del genere, è davvero disdicevole. ma poi ci si ritrova, meno male…

  11. Il 08/02/08 alle 21:43, virginia ha detto:

    no, aspetta… il secondo finale non mi sembra giusto. ti stavo chiedendo se fosse possibile abitare sull’albero. se lo abbatti non ho più casa…
    sono sempre bellissime le tue storie, (anche se scritte da uno che non ha le tonsille)

  12. Il 08/02/08 alle 23:26, icekent ha detto:

    è stato meglio così, averlo abbattuto voglio dire.
    con le stesse parole riusciva a dire, figurati, storie diverse a seconda di come soffiava il vento.

  13. Il 09/02/08 alle 22:00, virginia ha detto:

    è bene che gli spaventapasseri abbiano sentimenti e che provino la gioia di commuoversi. ci pensavo da tempo. è bene anche che si sappia che ci sono, gli spaventapasseri…

  14. Il 11/02/08 alle 09:16, S.B. ha detto:

    Che bella questa storia :-)

  15. Il 11/02/08 alle 11:27, cybbolo ha detto:

    povero albero della seconda versione.
    io lo vedrei vivo e vigile, ancorché raffreddato e tossente, di tanto in tanto, ché lo scrittore è obbligato a raccontare storie di paesi caldi per coccolarlo con parole avvolgenti come sciarpe…;-))

  16. Il 11/02/08 alle 12:19, diluvio ha detto:

    il mio finale di questo racconto non esisterebbe; sarei fuggito via, diciamocelo, a sentire un albero che parla… :)

  17. Il 11/02/08 alle 17:27, francesco ha detto:

    io c’è da dire che l’albero delle parole non l’avrei mai incendiato, eh :-)

  18. Il 12/02/08 alle 11:15, flounder ha detto:

    basta.
    stamattina ho linkato pure il tumblr.
    :-)

  19. Il 12/02/08 alle 14:55, francesco ha detto:

    e hai fatto bene :-)

  20. Il 14/02/08 alle 15:31, corridrice ha detto:

    Io un albero delle parole lo avrei riciclato.

  21. Il 25/02/08 alle 11:04, m. ha detto:

    sempre stata favorevole alle colazioni con pane e coppa.

  22. Il 25/02/08 alle 13:57, alfar ha detto:

    …ma poi lo scrittore ripiantò lo stesso albero che si riempì di un nuovo nome. Di donna, di uomo, di bambino.
    Sempre lo stesso albero, solido, snello, elegante, un frassino, forse.
    Tornò a bruciarlo e tornò a ripiantarlo.
    Tagliare, bruciare, ripiantare.
    Ripetere ancora
    Bruciare ancora
    Rinascere ancora
    Sempre
    un bacio
    alfar
    ps non so se vado a Bologna questo week-end.
    ma ti penso con molto affetto e non so perchè

  23. Il 25/02/08 alle 15:15, Francesco ha detto:

    corridrice, sono decisamente per il riciclo anch’io
    m. benvenuta (dovresti fare colazione con bonfiglietti, allora)
    alfar, anche se non sai perché, io ne sono assai contento :-)

  24. Il 27/02/08 alle 19:40, Pepenero ha detto:

    ma vale anche con gli articoli del codice di procedura civile all’esame? Potrei portarmi un bonsai…

  25. Il 27/02/08 alle 20:11, francesco ha detto:

    pepenero, non saprei, ma visto che mi sa che siam concittadini, se ti serve qualcosa da un anziano laureato in giurisprudenza, che attualmente scrive o corregge libri (prevalentemente) di diritto, scrivimi pure, c’è una pagina contatti lì in alto :-)

  26. Il 03/03/08 alle 11:32, aitan ha detto:

    toc toc

  27. Il 04/03/08 alle 10:39, Sbloggata ha detto:

    Vorrei piantare un albero così in giardino e aspettare che i passanti appendano le loro parole e conoscere il mondo attraverso le loro sorie.

  28. Il 04/03/08 alle 13:10, Daniele ha detto:

    Un albero che dà buoni frutti, a quanto pare.
    L’argomento che ho posto all’attenzione dei visitatori è abusato, lo so, ma è sempre stato un mio “puntiglio” cercare di capire le dinamiche che vi sono dietro l’intenzionalità di un Blog.
    In questo senso le frasi che riporto (che sono l’incipit di un saggio che sto leggendo e di cui riferirò) sono, chiaramente, provocatorie.
    Avere zero commenti non significa, dal mio punto di vista, nulla.
    Chiaramente un Blog essendo estremamente personale sfugge da regole che, poi, non sono scritte.
    Tuttavia data la sua natura pubblica e divulgatoria soggiace a determinate “pressioni” verso le quali ho molte remore.
    Grazie della visita.

  29. Il 04/03/08 alle 17:51, rita ha detto:

    A me questo albero delle parole fa venire in mente altre memorie. Che è stato bello condividere anche con voi…

  30. Il 04/03/08 alle 19:37, francesco ha detto:

    oh, prima o poi lo metto un post nuovo, però son contento che continuate a passare :-)
    (daniele, ti leggo da parecchio tempo, solo non sono un gran commentatore)

  31. Il 10/03/08 alle 11:46, specchio ha detto:

    Noi conoscevamo l’albero della poesia, che in primavera stendeva i suoi rami da cui come frutti pendevano i versi dei poeti.
    Molto carina questa storia, complimenti :-) )

  32. Il 10/03/08 alle 14:15, ritra ha detto:

    Il “prima” è già passato. Adesso siamo al “poi”: a quando il nuovo post? Mi angosciano, mi svuotano le sparizioni. Urge un nuovo post, un vecchio posto per prendersi un caffè.

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