Lug 08
Lug 08
Mi chiamo Albino Menozzi e sono nato da una famiglia che facevano gli ortolani.
Da benestante, poi, sono diventato povero perché, con le vicissitudini del tempo, per una cosa e l’altra, sono andati alla miseria.
Per qualche tempo ho esercitato il commercio, prima come ambulante poi in sede fissa, ma si vede che non ero capace, mi è sempre andata male.
Posso dire così adesso, che ho le idee mature, prima non lo sapevo dire.
Io, poi, dopo quelle vicissitudini, dopo aver provato a esercitare il commercio, la maggior parte del mio tempo, son stato seduto su una panchina, nel parco che c’è vicino casa, son stato seduto su quella panchina, guardare le vite degli altri.
Dovrei venire a patti con la realtà, dicono, Che a volte, dicono, venire a patti con la realtà consolida i sogni, io non lo so se è vero, ché la mia realtà, questi anni, son state queste vite vissute dagli altri.
E ne ho vissute tante, di vite, in questi anni.
Poi, ieri, han chiuso il parco, e un parco chiuso già non è più un parco, han tolto via anche le panchine, nelle panchine che han tolto han tolto anche la mia.
Un gioiellino. In particolare, l’avvoltolarsi dell’ultimo periodo dà un ritmo che rende già da sé l’umore e il suo sapore e finanche, pare, l’espressione del personaggio-narratore.
Ho letto con delizia del palato.
Thanks
e che si può dire dopo un post così? solo che l’ho letto e …. GRAZIE!
(che bravo che sei!)
Ecco, pensati leggerlo all tramonto, in un posto incantato chessò: Procida? Bellissimo.
queste tue righe oggi mi commuovono. io oggi cercavo una panchina per mangiare ilpanino della pausa pranzo. non ne ho trovata nemmeno una che fosse all’ombra. e così me ne sono tornata in libreria. e la pausa pranzo la faccio qui. è triste si. però poi torno è di panchine ne trovo nel tuo racconto. grazie assai.
Mi hai fatto venire il magone, signor Menozzi.
giuro, guarda, lo giuro che non commenterò che “è triste”
Ma che è bella sì. Sì.
e insieme alla panchina han tolto anche qualcosa alla vita degli altri allora, il sentirsi magari osservati in quel punto o lo scambio di sguardi fuggevoli, falsamente distratto, o di quei sorrisi che condividi di buon umore anche col passante sconosciuto e perche’ no con l’uomo della panchina abituale o tutto e’ scomparso tacitamente nella macina quotidiana delle cose?
Mi commuove la panchina, che da sempre mi piace e che fotografo spesso.Anche vuota. Metterei panchine , per esempio, nei corridoi delle scuole, peggiori dei corridoi d’ospedale. Mi darebbe gusto vedere noi proff. ( ma anche i ragazzi!) prender fiato su una panchina e conversare, invece che lo squallido stare in piedi, nel vuoto o appoggiati a un muro come anime in pena.Quando chiedo le panchine, tutti mi guardano attoniti e non reagiscono né con un sì né con un no. Il fatto è che una panchina in una scuola non è contemplata e quindi lo stupore è d’obbligo. Mai nessuno che chieda perché la vorrei. Mi piacciono pure quelli che stanno in panchina e sulla panchina. Non mi piacciono affatto coloro che la panchina la tolgono a chi per vivere e sognare e sopravvivere ne ha bisogno.
Testo bello.
Commento poco intelligente
che non aggiunge niente.
Hey, anche qui da noi stanno togliendo tutte le panchine! Non è giusto…
hei, mi sono disintossicato dall’internet qualche giorno, però è bello tornare e trovare i vostri commenti, grassie
mi sento molto vicina al signor Menozzi