Set 11
Set 11
Io, mi ricordo, molti anni fa andai da un dottore, uno di quelli proprio bravi che una volta lo vidi anche in televisione. Poi non ci andai più, perché con questo dottore di quelli proprio bravi ci potevi parlare solo per lettera, lui ti dava una cura tu dopo dei mesi gli scrivevi Mi sento meglio, grazie, oppure Non va per niente bene. Non mi piaceva stare lì a scrivere delle lettere ad un dottore.
Ora che ci penso quella volta che lo vidi in televisione in una famosa trasmissione della domenica sera si parlava dei rapporti tra medico e paziente, lui sosteneva la teoria del distacco, mi pare. O della distanza, forse.
Comunque, quando andai da questo dottore di quelli proprio bravi, io mi ricordo che per prima cosa lui mi diede uno schiaffo forte, sulla pancia. Poi disse soddisfatto alla sua assistente Guardi che segni che gli rimangon fuori, dentro è uguale, la stessa sensibilità che ha fuori lui ce l’ha dentro.
Ecco, io in questi giorni mi sembra che ne succedono di cose, lì dentro dove sono così sensibile, io in questi giorni non mi sento mica tanto bene.
francè non fare scherzi che abbiamo due feste di compleanno!
La sensibilità dovrebbe essere come gli optional in dotazione alle auto, facoltativa, alla nascita ci dovrebbero chiedere volete essere sensibili? e noi: NO GRAZIE!
ah…, ma allora non sono il solo. anche se non ho mai fatto la prova dello schiaffo, credo che il rosso della botta coprirebbe tutto il corpo. cambiare colore, da bianco latte a rosso, non è da tutti. è una fortuna che capita a chi sa ancora ascoltare e dare voce al proprio mondo interiore, a chi non usa maschere e cerca, semplicemente, di diventare ciò che è.
ormai è da molto tempo che faccio spazio, togliendo tutto ciò che non mi appartiene e in cui non mi riconosco. è un bel lavoro di pulizia.
fosse per me coltiverei rose, come capita al personaggio dell’ultimo libro di claudio piersanti (te lo consiglio).
il lavoro di pulizia è a buon punto: non ho il cellulare, non prendo mai la macchina (tranne quando devo andare a napoli da amici…), ho un piccolo studio dove lavoro, qualche amico per bighellonare e da quando è nato gabriele sono tornato a giocare. anche lì però ho le mie simpatie: non sopporto winnie the pooh e adoro tigro. e sotto la doccia canto “il coccodrillo come fa”…
e poi ho lasciato perdere gli obiettivi. mi viene in mente l’itaca di kafavis, l’importanza del viaggio e non di dove arrivi. tiro la palla da tennis e poi che importa se cade di là dalla rete. l’importante, forse, come diceva qualcuno, è non ridursi con una vogliuzza per il giorno e una per la notte, salute permettendo…
mah…
http://www.infanziaweb.it/canzoni/canz_coccodrillo.htm
http://web.dsc.unibo.it/~novi/ig/tigro.html
e qui ci si ferma e ti si fa un pensiero in forma di coccola. almeno questa sarebbe l’idea.
poi nella pratica avrebbe un piglio virile, somiglia quasi a ‘nu pacchero.
(però nell’intenzione di partenza c’è una buona quantità di dolcezza)
io invece andavo da una dottoressa della mutua di quelle che in tv non ci andranno mai, eppure era brava, brava davvero ( dico “era” solo perché ora non ci posso andar più, mi hanno obbligata a cambiare e ad andare da una che non sopporto, perché pare che se tu cambi paese ma vuoi continuare ad andare dalla tua dott.ssa di base -saranno bene cavoli tuoi se vuoi fare più strada, no?- tu sia fuorilegge) . Un giorno dunque mi disse che io ERO (non avevo, ero) un corpo sensibile. Tutta quanta, dentro e fuori, e tanto valeva che me ne facessi una ragione. E io me la sono fatta, e accetto che basti che mi si sfiori e mi resti un livido, dentro e fuori. E certi giorni duole un poco e altri di più, ma così è e nulla si può. Poi passa, comunque. Prima o poi.
dido, hai ragione, le feste di compleanno ci aspettano (e no, non la volevo questa sensibilità, proprio no!)
tigro…. basta, ora basta, fatti un blog, che altrimenti non ti rispondo più (a me ormai sta sulle palle pure tigro, l’unico che sopporto è l’asinello)
flou secondo me un pacchero, è quello che ci vuole, per me
su, grazie (colgo l’occasione: il tuo blog è uno dei più belli che conosco e lo leggo quasi ogni giorno. il quasi è dovuto al fatto che non posso leggerlo tramite feed… fai qualcosa, che le tue parole meritano molto
)
Senti, ma se una te la manda una carezza, però te la manda non come in una lettera, te la manda così, con trasporto e proprio senza nessuna distanza anche se deve servirsi del trampolino dello schermo per fartela arrivare e mandarla così forte che rischia di schiaffeggiarti proprio lì al centro della sensibilità che non ha cuciture e confini tra il dentro e il fuori…, insomma, sì, se si fa così che una ti vuole “bene”, e vuole che stai “bene” stai un po’ meno “male”?
una carezza e un pugno anche da parte mia (ma quando ti va, potrei prestari anche ascolto, o darti una mano per le cose pratiche di tipo non automobilistico)
rita e aitan, grazie per carezze e schiaffi e pugni e ascolti
(aitan, ancora mi rammarico, che è come dire che mi mangio le mani, per Caserta vecchia…. sarà per la prossima!)
[…] Un amico, quando ci son stati quei giorni che non mi sentivo mica tanto bene, ha detto Ti prenoto una visita da una dottoressa, mi fido parecchio di lei ed è pure parecchio bellina. Ci sono poi andato, dalla dottoressa. Bellina, era bellina. Solo, non lo sapevo, era geriatra. Mi son sentito un po’ a disagio in sala d’aspetto. […]