Lug 12
Lug 12
C’è un ripiano, della mia libreria, nel quale tengo tutte le cose a cui sono più legato. Non le più belle, né quelle che mi sono piaciute di più. Solo le cose a cui sono più legato, per un motivo o per un altro. Allora, ho pensato, Ci faccio una lista di tutte queste cose qui che sono in questo ripiano della mia libreria. In questo ripiano, dicevo, ci sono:
- le Nuove novelle di Grimm, che sulla prima pagina, a penna, c’è scritta questa poesia di Octavio Paz ed a scriverla è stata la persona che amo
- un Trattato di scenotecnica, che un tempo si era pensato di lavorare in teatro, ma mica come attore, no, come fonico o come tecnico delle luci o come qualcosa del genere. Poi, dopo un po’, non si è pensato più
- tutti i fumetti di Andrea Pazienza che son riuscito a trovare, molti presi in un negozio di fumetti a Montesanto, prima di andare a mangiare una pizza ai Tribunali con la mia amica Giorgia, quando la mia amica Giorgia, che è di Pisa, veniva a Napoli
- qualche numero del Vernacoliere, comprato quando invece andavo io a trovare la mia amica Giorgia, che anche se è pisana il Vernacoliere lo legge lo stesso
- un libro sul muralismo messicano
- un bel po’ di copertine del Manifesto del 1999
- qualche libro edito da Gamberetti, ma soprattutto Il giorno che a Beirut morirono i panda di Rita Porena
- un paio di biografie di De Andrè ed una di Foucault
- L’utopia per le strade: i carnevali del GRIDAS, come e perché mascherarsi
- Maus, di Art Spiegelman, e qualche numero di Gon, di Masashi Tanaka
- Lo Zen del Juggling e tutti i numeri di Juggling Magazine che ho
senza sforzarmi manco troppo, questa lista l’avrei potuta scrivere anche io.
per me tutta la tua casa (si anche quella di ora, ma piu’ quella di prima) e’ un posto a cui tengo
Non dirmi dove abiti, se no vengo a rubarti Maus e soprattutto i fumetti di Paz.
R4
come siamo diversi io e te… sul mio unico scaffale, con pochi libri perchè tanto a che cazzo servono?, sono custoditi gelosamente:
- “una storia italiana”, di silvio berlusconi, che racconta della cortesia naturale, del rispetto sincero per i più deboli e dello stile di vita molto semplice di questa incantevole persona;
- “peluche”, di emilio fede, che racconta delle nostre paure, soprattutto in questo periodo dominato dai comunisti;
- “il libro nero del comunismo”, di ferrara-feltri-schifani;
- “come spiare ed essere felici”, di renato farina, giornalista di “libero” che lavorava per la cia per difendere la nostra tranquillità e quella dei nostri figli… commovente!
- “lettera a mio figlio in carcere”, di marcello lippi, che lui non c’entra niente con l’associazioneadelinquere del figlio ed era un caso se i giocatori del figlio finivano in nazionale… che dignità!
- un poster di clemente mastella;
- una foto della famiglia reale al completo (mignotte comprese…), che se mi capita tra le mani quel woodstock…
Lo so pog, lo so (che poi, pure io ci tenevo molto alla casa quella di prima)
R4, allora non te lo dico, facciamo che vengo a trovarti io, in quella splendida città in cui sei!
Max, finalmente, mi mancavano un po’ i tuoi commenti
Vorrei vedere una foto della casa di prima. Com’era? Dov’era? Di che sapeva?
visto che ormai e’ evidente che fra il blog mio e quello di franci esiste un certo fenomeno di trasfert, rispondo io ad HangingRock e scrivo in realta’ un papielletto per francesco (di quelle cose tutte ricchione che ci piacciono a noi, insomma
):
la casa di francesco era bellissima (cioe’ quella di mo’ e’ fantastica, ma nn si puo’ fare il paragone, prima era un’altra cosa insomma, ma poi guarda le circostanze e bla, bla, bla).
) a san gregorio armeno, poi s’ando’ a cena fuori a bere 2 bottiglie di falanghina ghiacciata e poi se ne compro’ ancora da portare a casa dei miei amichetti, ma tanto s’era gia’ tutti ubriachi. di tutti i fumetti di pazienza che mi sono letto un po’ alla volta quando ero solo, di quella volta che loro erano in vacanza ed io ero salito un attimo ad innaffiare le piante e comincio’ un fatto sul terrazzino e poi feci l’amore con una che a me piaceva tantissimo e a loro no appoggiati contro il muro nel corridoio davanti alla porta della cucina (l’unica volta che ho scopato in casa loro).
era al centrissimo storico, praticamente di fronte alla magica cappella di raimondo “da doctor” di sangro.
sapeva di un sacco di cose: la prima volta chi ci son salito che lui ancora non aveva regolarizzato la sua posizione davanti alla legge e viveva ancora nel peccato coll’ammore suo io ero con lidia, facemmo prima una di quelle uscitine a 4 che ci si vede in piazza san domenico, si mangia una cosa da las tapas e poi si va a fare uno startiloscio e finire la tequila col verme da loro. la prima volta sapeva di tequila messicanissima.
l’ultima volta che ci son salito sapeva gia’ di ricordi che era mezza vuota e s’era andati a prendere un po’ degli ultimi pacchi da portare a casa nuova (che era la prima volta che io la vedevo la casa nuova sulla quale francesco aveva sempre vagheggiato).
di quasi tutte le volte in mezzo quella casa mi porta un sapore.
sapori di tutte le maniere, spesso amari di tutte le volte che mi ci son venuto a rifugiare e tanti spensierati.
di quella volta che a franci erano mesi che farfugliavo cose che gli dovevo raccontare che a casa mia mandavano tutto sottosopra e non riuscivo a parlare e poi una sera che lui era sceso un attimo a portare il cane giu’ ed io in 5 minuti spiegai tutto all’innominata (non l’hai ancora scritto come si chiama, eh?), cose che poi gli raccontai una sera prima del mio esame di medicina di laboratorio (uff… quanti giorni e notti prima degli esami ci ho passato!). e di tutte le pappe buone (e meno buone) che ci siamo mangiati tuttettre sul tavolone scuro. del pomeriggio che io e grisu’ ci guardavamo tutti soli soletti ‘garage olimpo’ alla televisione e venne il terremoto e la pianta traballo’, il divano traballo’, il lampadario traballo’ ed io presi il guinzaglio e scappai con lei (ma i cani nn si accorgono dei terremoti nn so quanti minuti prima? lei nn se ne addono’ proprio!). di quando una sera non s’aveva voglia di cucinare e mi porto’ la prima volta dal buongustaio. di quell’altra che prima s’ando’ a combinare robe da adolescenti (franci c’aveva gia’ 30 suonati da un pezzo
e sapeva anche di tutte le altre volte di cui non ho scritto e delle cacche che ho portatato a fare a grisu’. ah si, sapeva anche della torta di mele di mia mamma che avevo incartato e chiusa sopra il frigorifero e del disastro di cartone sventrato e carta argentata strappata dalla fame della “bestia” la sera quando ritornai. e di quella volta che portai a conoscere a francesco la ragazza di cui prima e lei non disse neanche una parola in un paio d’ore timidissima fobica che quando lui le chiese se voleva il gelato lei rispose che eravamo venuti in macchina ed io poi scesi a riaccompagnarla e franci mi prego’ di portargli la bella cosa che io dormivo la’ e comprai chiaramente del viso.
e sapeva di papa’ e mamma sempre buoni una volta che francesco ci leggeva una favola che sarebbe stata di teresa (ma lei ancora non c’era allora) e ci addormentammo tutti e tre nel lettone.
e poi la prima volta ci ho visto tere che sapeva di latte
PS mi son decisamente lasciato andare. lo so nn si lasciano ’sti commenti nei blog degli altri, ma ’ste cose mi son venute qui un po’ alla volta e quindi ora o mai piu’. click.
ecco, io così, ad hanging, non ci avrei mica saputo rispondere!!!!
mi piace questo papiello, assai (cacchio, me la ricordo la timidissima fobica, tutte tu, però!)