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Apr 13

Madonna dell’arco

Postato da Francesco il 13 Aprile 2006, nella categoria Segnalazioni.

Qui di feste popolari ne abbiamo un po’. Qui sarebbe in Campania. Ne segnalo una, tra le tante. Vale come augurio, come tentativo di recuperare una qualche tradizione, vale, insomma, come quello che stasera vi va di pensare.

Il lunedì di Pasqua si rinnova ogni anno il pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Arco, una delle feste popolari più autentiche e spettacolari di tutta la Campania le cui origini cristiane possono collocarsi secondo le fonti storiche intorno alla metà del secolo XV.
Il nucleo più importante dei fedeli che giungono al santuario è costituito dai “battenti” o “fujenti”, i devoti della Vergine dal volto ferito. Sono vestiti di bianco con una fascia azzurra a tracolla ed una rossa ai fianchi e nelle prime ore della giornata partono dalle loro sedi per raggiungere il Santuario. Ogni gruppo, o “paranza”, è preceduto da una bandiera o da un labaro o da uno stendardo con l’immagine della Madonna. All’ingresso del santuario i gruppi compiono una serie di atti di devozione e danno vita ad una breve cerimonia, spesso caratterizzata da un canto alla Madonna intonato dal capo-paranza.
I fedeli raggiungono l’altare in ginocchio, altri camminando lentamente tenendosi per mano: tutti si prostrano per una breve preghiera per poi far posto ad altre “squadre” che incalzano. Dall’esterno arriva il suono ossessivo dei tamburelli che accompagnano le tammurriate.
A questo punto spesso si verificano, secondo il costume, invocazioni alla Madonna ad alta voce col racconto delle proprie angustie ed è commovente la solidarietà dei presenti che si aggregano alle invocazioni.
L’atteggiamento della chiesa è stato molto critico nei confronti di questa festa e molto spesso sono state emanate vere e proprie norme di comportamento pubblicate in un apposito bollettino.

Origini cristiane

“Nel secolo XV - sul margine della strada provinciale che conduce ad Ottaviano, a 12 Km da Napoli - una pia immagine dipinta da un ignoto pittore su un muricciolo conforta i passanti affaticati. La contrada si chiama “Arco” per la presenza di numerosi archi di un diruto acquedotto romano, e l’immagine è perciò denominata “Madonna dell’Arco”. Il dipinto non vanta grandi pregi artistici: colpisce però per la soavità dell’espressione del volto della Madonna dominata da due occhi neri “graziosi e vaghi” che penetrano nell’animo lasciando un ricordo indimenticabile.
Un rivolo di sangue sgorgato dal volto della vergine richiamò, per la prima volta, l’attenzione dei fedeli intorno alla modesta edicola. Era il lunedì di Pasqua del 1450. Nella contrada si svolgeva una festa campestre. Alcuni giovani, nei pressi dell’edicola, giocavano a palla-maglio, una specie di golf rudimentale. Uno di essi, fallendo il colpo, mandò ad urtare la palla contro un tiglio che ombreggiava l’edicola. Al colmo dell’ira egli la raccattò e la scagliò bestemmiando contro l’immagine, che, colpita sulla guancia sinistra, cominciò a sanguinare.
Scossi profondamente, i fedeli eressero una cappella, mentre i prodigi si andavano moltiplicando in quel luogo.
Tra l’altro destò meraviglia e raccapriccio la tremenda punizione inflitta ad Aurelia Del Prete, che, avendo imprecato contro l’immagine benedetta nel lunedì di Pasqua del 1589, l’anno seguente, nello stesso giorno, si vide cadere entrambi i piedi, i quali, dopo un regolare processo canonico redatto da Mons. Fabrizio Gallo, Vescovo di Nola, furono depositati nel santuario, in una gabbietta di ferro, dove oggi ancora si vedono.
Sollecitato dalle vive premure di autorità e fedeli, il 9 novembre 1952 Clemente Ottavio mandò da Roma S. Giovanni Leonardi perché provvedesse alla costruzione di un tempio per sostituire la vecchia ed insufficiente cappella che racchiudeva l’immagine prodigiosa.
Nel 1594 la costruzione era quasi terminata ed il Leonardi l’affidò con consenso della Santa Sede ai padri Domenicani che ne presero possesso il 1° agosto 1594 e da allora ne sono restati ininterrottamente i custodi fedeli”

da I santuari mariani d’Italia illustrati, Roma, Associazione Santuari Mariani, 1960, riportato da I canti, le fiabe, le feste nella tradizione popolare. Campania, Roma, 1981

Queste sono le norme pubblicate nel bollettino del santuario per il pellegrinaggio del 1973:

Raccomandiamo vivacemente a tutti i “battenti” di attenersi scrupolosamente alle seguenti disposizioni, da noi più volte date e confermate dai Vescovi della Campania.

1) Alla partenza del proprio rione o del proprio paese sono proibite tutte le manifestazioni e gli atteggiamenti non conformi al decoro della religione e al buon nome del Santuario. Tali manifestazioni sono proibite anche durante il percorso. Bisogna ricordarsi che si viene al Santuario per un pellegrinaggio e quindi con dignità e serietà.

2) Ogni gruppo, prima di partire, ascolti la Santa Messa e faccia possibilmente la S. Comunione nella propria Parrocchia. La stanchezza all’arrivo al Santuario può costituire un serio impedimento per accostarsi ai sacramenti, cosa indispensabile perché il pellegrinaggio sia gradito alla Madonna.

3) Sono proibite premiazioni e gare in tale circostanza, da chiunque promosse. Tali manifestazioni non sono secondo lo spirito della tradizione e distraggono dall’essenza e dal motivo del pellegrinaggio.

4) Tutti i componenti del gruppi siano decentemente vestiti. L’abito tradizionale è composto da camicia, pantaloni e scarpette bianche con fascia colorata trasversale. E’ vietato procedere a piedi scalzi.

5) La bandiera è sufficiente per dimostrare che si va in pellegrinaggio al Santuario. Essendo un vessillo sacro, non è permesso attaccarvi denaro o altro. Non è necessario portare un quadro o un tosello, soprattutto quando questi sono in proporzioni notevoli. Essi non possono entrare in Santuario.

6) Entrando nel Santuario si raccomanda di essere disciplinati, docili agli ordini dei padri che regolano l’afflusso. E’ necessario assolutamente evitare certe scene non conformi alla maestà del tempio di Dio e certamente non gradite alla Madonna. Dopo breve preghiera davanti al tempietto, procedere ordinatamente secondo il senso imposto dalle autorità preposte all’ordine per far posto agli altri.

7) E’ proibito alle donne prendere parte alle compagnie o squadre di uomini. E’ conveniente che vengano in comitive a parte, senza correre, decentemente vestite ed in atteggiamento composto. Si controllino perché la loro facile emotività non porti a ridicoli svenimenti.

I capigruppo sono responsabili dell’osservanza di quanto sopra e quindi anche soggetti a severe sanzioni.

da La madonna dell’Arco, n. 1, gennaio-marzo 1973, riportato da Roberto De Simone e Annabella Rossi in Immagini della Madonna dell’Arco, Roma, 1973-74.

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Questo post e' stato scritto Giovedì 13 Aprile 2006 alle 21:38 ed e' archiviato nella categoria Segnalazioni. Puoi seguire la discussione intorno a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
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