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Set 14

Quello che volevo dire

Postato da Francesco il 14 Settembre 2006, nella categoria Divagazioni.

Anni fa, in una piazza che si trova proprio vicino a dove abito, c’erano molti negozi.
Da un lato di questa piazza, che non l’ho detto ma si chiama piazza Amedeo, anche se questo non è importante, c’erano molti negozi e uno di questi negozi era un negozio di giocattoli. Due piani di giocattoli.
Ma non è di questo negozio di giocattoli, che volevo parlare.
C’erano anche un negozio di mobili e un’agenzia di viaggio. Poi, improvvisamente, li hanno chiusi tutti, questi negozi. Improvvisamente. Che per un certo periodo di tempo avevo anche paura che ci aprissero un McDonald’s.
Ma non volevo parlare neanche di questo, né del negozio di mobili, né dell’agenzia di viaggio, né del fatto che li hanno poi chiusi tutti, questi negozi.
Io volevo parlare del tabaccaio che c’era in questa piazza. C’era, perché poi ha chiuso anche lui.
Aveva sempre un vecchio impermeabile addosso e una pipa tra le labbra.
Ecco, quello che volevo dire è che io, l’odore della pipa, non lo sopporto.

A proposito di questo post:

Questo post e' stato scritto Giovedì 14 Settembre 2006 alle 15:49 ed e' archiviato nella categoria Divagazioni. Puoi seguire la discussione intorno a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
14 Commenti a “Quello che volevo dire”
  1. Il 14/09/06 alle 16:26, flounder ha detto:

    la farmacia invece è rimasta.
    e poi io lì, in quel locale tuttto sudamericano accanto all’agenzia di viaggi ci andavo sempre a ballare.
    e adesso che è tutto cambiato è come se mi avessero tolto un pezzo di giovinezza.

  2. Il 14/09/06 alle 17:56, eio ha detto:

    sei bravissimo :)

  3. Il 14/09/06 alle 22:41, aitan ha detto:

    Io ci andavo sempre a quel negozio di giocattoli. E se non trovavo quello che cercavo mi spostavo un po’ più in là, da quello dei leoni in minore.
    Ma non è di giocattoli, che volevo parlare.
    Il negozio di mobili era molto bello, se ho capito di che parli. Ma l’agenzia di viaggio non me la ricordo.
    Epperò non volevo parlare neanche di questo, né del negozio di mobili, né dell’agenzia di viaggio, né della pipa che, beh, sì, a me piace, ma da oggi non la fumerò mai in tua presenza.
    Ecco, quello che volevo dire io è che secondo me eio ha proprio ragione.

  4. Il 15/09/06 alle 13:12, zop ha detto:

    questo post è MERAVIGLIOSO!
    anche se non è quello che volevo dire…

  5. Il 15/09/06 alle 13:12, Francesco ha detto:

    flou, la farmacia non vale, è da un altro lato della piazza!
    (ma il locale sudamericano è poi diventato una pizzeria? o la pizzeria è poi diventata un locale sudamericano? vabbè, tanto han chiuso)

    eìo e aitan e zop, grazie :-)

  6. Il 15/09/06 alle 14:00, didola ha detto:

    ma vi dimenticate il meglio? lui col grembiule nero che vendeva cioccolata! ma non era gay odin, no non era

  7. Il 15/09/06 alle 18:25, melpunk ha detto:

    io non mi ricordo quello che volevo dire
    però non fa niente, ecco
    mel

  8. Il 15/09/06 alle 21:37, Zu ha detto:

    Piazza Amedeo, privilegio verde che si sviluppa in verticale. Piazza Amedeo, funicolare e dimore inarrivabili. Piazza Amedeo, l’ho sempre ammirata di sfuggita, l’ho vista farmi l’effetto di quelle tipe, quelle talmente belle che pensi ma no, in realtà non esistono, stanno solo nelle foto, e poi invece scopri che non è così, che ci si può pure abitare. Nelle tipe, anzi no, nella piazza. Uh anema…

  9. Il 19/09/06 alle 08:47, eli ha detto:

    Piazza Amedeo l’ho vista per la prima volta uscendo dalla metro a febbraio (Era la mia prima volta anche per la metro napoletana).
    Piazza Amedeo è stata la seconda piazza napoletana che ho visto.
    Piazza Amedeo l’ho rivista una notte d’aprile passandoci con la macchina…e pur non conoscendo Napoli, i suoi quartieri, le sue strade, ricordo che mezza bevuta e addormentata da un bel po’ tanti gin lemon mi sono rizzata e ho detto: “Uh Piazza Amedeo!”.
    Poi l’ho rivista, Piazza Amedeo, poco più di un mese fa, in una giornata di una confusione e tristezza INAUDITA…in un itinerario per me intrecciato ed incomprensibile stavo per dire: “Uh Piazza Amedeo”, quando il mio compagno, solo di macchina, mi ha detto:
    “Vedi? Piazza Amedeo.”
    ed io: “Lo so. ci abita F.”
    il tuo blog mi è mancato. e mica pensavo che si potesse dire una frase del genere.

  10. Il 19/09/06 alle 08:59, Francesco ha detto:

    dido, era accanto alla farmacia, mi pare. ma ha chiuso pure quello, poi.

    ciao Mel …. (volevo aggiungere qualcosa, ma… non ricordo!)

    Zu, nelle tipe non lo so. Nella piazza, o vicino alla piazza… io per molto tempo son scappato via da quella zona. Poi, alla fine, ci son tornato. Ma non era questo che volevo dire :-)

    Eli, bentornata, sei mancata pure tu, devo dire :-)

  11. Il 20/09/06 alle 18:28, rita ha detto:

    Io dal tabaccaio ci ho comprato un portapacchettodifazzolettinidicarta. Un coso così, sì. Una cosa assolutamente chic e rara. Blu elettrico tutto a pallini bianchi sopra e quando lo tiravo fuori facevo una figura, perché nessuno capiva cos’era a prima vista e mentre già c’era quello pronto a dirti acido “Signorina, non si fuma!…” Io l’aprivo e tiravo fuori con aria candida un candido Taschentuch. Morbido, di stoffa, trapuntato, penso fosse perfino impermeabile. Un oggetto che non ha avuto poi una grande diffusione, ma a me piaceva davvero. Perché semprava un portasigarette e non lo era, e potevi aprirlo e fumare dovunque, così, quella cellulosa bianca e un’ala di carta che pareva fumo nell’aria. Poi era morbido ma acquistava una certa consistenza quando il pacchetto era pieno, … una cosa anche erotica, a pensarci ora…, e c’era davvero una certa voluttà (ma l’erotismo mica c’entra, è una questione di infantile soddisfazione) quando a cercavi i fazzoletti e zac! Nemmeno il tempo di infilare la mano in borsa e già erano là. Ché i pacchetti di cellophane sono scivolosi, ma con la custodia imbottita… non puoi sbagliare li rintracci subito.
    E poi una volta devo proprio alla custodia a pallini bianchi in campo blu se ho ritrovato la mia macchina fotografica. Lasciata in una borsetta in un parco di un posto che non so più. Me ne accorgo, torno, chiedo, il custode mi interroga, “dentro la borsa che c’era?” “Macchina fotografica, bla, bla e … un portafazzolettini a pallini bianchi sul blu”. Largo sorriso: eccola, signorina, è proprio sua, complimenti, l’ha ritrovata, solo lei sapeva che c’era insieme alla macchina fotografica che poteva essere di tutti, sa…”.
    So.
    Però adesso non so più dov’è.
    Forse è sparito per magia, è tornato in una notte di nascosto lì a P.zza Amedeo e si è dissolto, liberando i pallini blu come piccole sfere di fumo dall’odore di pipa nel blu notte imbottito di quel cielo là. Che ora non c’è più.

  12. Il 20/09/06 alle 18:32, rita ha detto:

    e.c.: i pallini erano bianchi, ovviamente, anche quella notte magica lì; ma forse mentre digitavo un attimo fa avevo gli occhi appannati da fumo di pipa…

  13. Il 23/09/06 alle 09:40, Zu ha detto:

    no, i pallini erano davvero diventati blu, intrisi della luce amniotica in cui erano stati immersi, come sguardi troppo a lungo tuffati in occhi altrui

  14. Il 05/11/07 alle 21:28, 8:49 pm » Il cappotto ha detto:

    […] Stasera son tornato a casa, di fronte casa ci son dei bidoni della spazzatura, stasera c’era un cappotto, appeso vicino al bidone della spazzatura, stava lì appeso a una stampella, che si vedeva che chi lo aveva lasciato lì sperava che qualcuno lo prendesse. Io, ci son passato vicino, l’ho visto, mi piaceva anche, in altri momenti, qualche anno fa, me lo sarei provato, poi l’avrei preso, invece stasera ci son passato vicino, l’ho visto, mi piaceva anche, non ho fatto niente. Poi, a casa, son passate delle ore, mi sono affacciato alla finestra, che ancora non son riuscito a smettere di fumare, è passato uno che faceva il tabaccaio a piazza amedeo tanti anni fa, ora porta da mangiare ai gatti della zona, ha preso il cappotto, l’ha provato, gli stava bene, l’ha preso. Io, un poco, mi son dispiaciuto del fatto che in altri momenti, della mia vita, l’avrei preso io, quel cappotto, avrei fatto esattamente gli stessi gesti, ma di più son stato contento, che l’ha preso lui, ché si vedeva che era felice. […]

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