Ago 16
Ago 16
Ieri ero lì che camminavo per il centro, tornavo a casa dal lavoro, camminavo e mi guardavo intorno, lo faccio sempre, mi guardo intorno, ora, quando cammino, e c’era una casa, lì mentre mi guardavo intorno, che anche guardarsi intorno, ora, invece di guardare in terra, mentre si cammina, mi sembra una conquista, da quando ci riesco, e c’era una casa, ieri, mentre mi guardavo intorno, mi son fermato, facendo attenzione, guardare quella casa, era una casa che si stava dissolvendo.
Io, pensarci ora, non so come ho fatto a capirlo, che era una casa che si stava dissolvendo.
Quando son tornato dove abito, poi, ho guardato sul dizionario, dissolvere, che sarebbe come a dire disfare, separando e disordinando le parti che compongono quel tutto, o che componevano, sarebbe meglio dire, forse ancora ieri, o poco prima, quel tutto che era stato una casa, o anche mandare in frantumi, quella casa, son delle sottigliezze, queste, non sempre le capisco.
E non capisco, oggi, perché ci son tornato, a guardare quella casa, ho chiesto in giro, sempre guardandomi intorno, senza mai guardare in terra, mi han detto che devo fare così, ho chiesto in giro, senza mai guardare in terra, che se guardi in terra si capisce che hai le tue paure dentro, mi han detto.
La storia di quella casa me l’ha raccontata un vecchio, non so il suo nome, credo avesse cinquant’anni o forse meno, mentre raccontava aveva gli occhi chiusi, ma i suoi occhi chiusi vedevano molto più di quel che vedevano i miei occhi aperti, o almeno così mi sembrava.
Mi ha raccontato la storia di un’amicizia, e mentre raccontava, a volte sorrideva, i suoi occhi, quando li apriva, sorrideva, ma erano tristi, come se guardasse tutto da un dolore molto grande.
Era la storia di un’amicizia, ma era un’amicizia che si fondava sulla malattia e sul rancore e come amicizia era destinata a finire e infatti era finita, quindi si può dire che era la fine, di quell’amicizia, era la storia della fine di un’amicizia che era nata in quella casa e poi era finita, era destino, finisse.
Per loro, per il signore di cinquant’anni che mi ha raccontato questa storia, e anche per tutti gli altri, la casa è ancora lì, ma io l’ho vista, la casa che ha assistito alla nascita di una amicizia e poi alla fine, di quell’amicizia, io l’ho vista e si è dissolta, e la guardavo dissolversi, senza mai guardare in terra, guardavo la casa, che si dissolveva, mi guardavo intorno, senza mai guardare in terra, che guardare in terra fai vedere che hai le tue paure, io non guardavo in terra, guardavo la casa, che si dissolveva, la guardavo come se non avessi più paura
e se pioveva, magari, mentre si guardava in terra, camminando, e da una pozzanghera ci si specchiava, io nell’acqua, l’acqua in terra, della pioggia raccolta, mentre camminavo, a fissarmi e cercare di capirmi mentre la faccia mi si deformava di gocce e detriti dell’asfalto, ecco in un giorno di pioggia non avrei visto l’edificio dissolversi ma forse il mio volto si’, d’acqua e ricordi, saltare da una pozzanghera all’altra, veloce come i miei passi distratti, fino a rimanere in quella precedente, no, quella a sinistra, ma c’e’ meno acqua adesso, eppure prima.. ecco, tutto dissolto, niente riflesso e con lui quel pensiero che cercavo di decifrare e che tornerà, ne sono sicuro, al prossimo giorno di pioggia, quando non potrò fare a meno di camminare e guardare in terra. Ma almeno la prossima volta esco con l’ombrello:)
Tutta questa dissoluzione non l’ho trovata affatto dissoluta, però mi ha messo dentro una certa tristezza.
Sarà che io la considero indissolubile l’amicizia, o così mi piace pensarla.
Tanti abbracci amichevoli e affettuosi assai, per te e per chi sai.
mi ricorderò di questo… “mentre raccontava aveva gli occhi chiusi, ma i suoi occhi chiusi vedevano molto più di quel che vedevano i miei occhi aperti”
mi si è dissolto anche il link, nel commento
Urca… Mi è piaciuto… Parecchio. Credo che ti leggerò di tanto in tanto, non fosse altro per capire cosa sei.
se lo capisci, cosa sono, poi dillo anche a me, eh, che io ancora non l’ho capito
Ai tuoi ordini…
aò! Ma come “un vecchio” di 50 anni????!!! Ritratta SUBITO!
eh, rita, me l’hanno già fatto notare