Set 17
Set 17
L’ultimo post per Grazia.
Un giorno che gli Strambi erano ancora piccoli, l’Alda era uscita a far delle spese, poi dopo quando è tornata ha trovato due dei sue fratelli che erano a tavola, facevano colazione, e all’Alda, che era appena tornata, i suoi due fratelli le han raccontato una storia, che era successa proprio quella mattina che l’Alda era uscita a far delle spese.
Che i due fratelli dell’Alda, mentre lei non c’era, erano andati in cucina, avevano visto delle paure grandi, altre più piccole, eran dappertutto, alcune sul tavolo altre nascoste sotto i mobili, che non ne volevano sapere di esser prese.
Loro, poi, dopo un primo momento che non sapevan che fare, han cominciato a inseguire le paure più grandi, che son più facili da prendere, le han buttate fuori dalla finestra, che avevano imparato che si doveva fare così, con le paure, buttarle via fuori dalla finestra, poi han preso a inseguire quelle più piccole, a buttare anche loro fuori della finestra, finché non ne è rimasta una sola, di paura, la più piccola di tutte.
E quando son rimasti solo loro due e la paura più piccola di tutte, si son seduti a tavola a fare colazione, ché le paure grandi avevano imparato a buttarle fuori della finestra, che con loro si deve far così, mentre con le paure piccole, che di paura ne fan poca, si può stare anche bene.
Allora loro, con quella paura piccola, si son messi a fare colazione, che poi quella paura era così piccola che mangiava solo le briciole di pane.
ultimo nel senso che non ne posterai più?
su Grazia no, qui spero di sì
bene. allora aspetto.
Ne ho giusto un paio che son diventate troppo grandi e dalla finestra non ci passan più… Bel casino!
ciao, ho scoperto del tuo blog su grazia. Ti piacerebbe intervenire con alcune pagine del tuo blog in un programma radiofonico, condotto da costanzo, su radiouno. scrivimi a santinofiorillo@libero.it
Ma uffa… E a me niente Costanzo?!?!? Vabbè…
Va bene che è tanto che non ti sento, e questa è soprattutto colpa mia, che è da quel dì che dissi che t’avrei richiamato; va bene che è tanto che non ti vedo, che non vi vedo, e questa pure è colpa soprattutto mia, perché la prassi prevedeva che fossi io a muovermi; però, vorrei leggerti ancora di tanto in tanto, in attesa di quando torneremo a intrecciare le parole in versione orale e ci riabbracceremo di nuovo amichevoli e fraterni.
E chesto è!
Ma grazie di aver tumblerato il nostro compleanno! (e scusa l’OT — ma non sapevo come dirtelo)
angelo, grazie a voi, è sempre un piacere leggervi
bellissima!