Lug 18
Lug 18
Ieri, per caso, ho trovato un numero del Corriere dei piccoli, anno 1977, costo lire 300. Non lo so da dove è venuto fuori questo numero del Corriere dei piccoli, ma c’erano, su questo numero del Corriere dei piccoli che ho trovato, due pagine di giocoscienza.
Pare che se prendi un bicchiere lo riempi di acqua ci versi tre cucchiai di aceto mezzo cucchiaio di bicarbonato, l’acqua comincia a spumeggiare e gorgogliare. Che se ci avvicini la faccia ti senti punzecchiare la pelle.
Pare anche che se in questo bicchiere d’acqua ci metti un chicco d’uva, questo chicco d’uva va a fondo, ma non ci resta per molto, sul fondo, comincia a salire, arriva giusto appena sotto la superficie, si ferma un po’, poi scende di nuovo. Può andare avanti anche per un’ora, così.
Pare che questa cosa, il fatto che il chicco d’uva che hai messo nel bicchiere va su e giù, succede perché ci sono delle bollicine di gas. Queste bollicine di gas si attaccano al chicco d’uva, lo ricoprono tutto, e il chicco d’uva sale in superficie come legato a tanti palloncini. Perché queste bollicine di gas, anche se sono piccole, sono più leggere dell’acqua, e poi sono tante, e allora trascinano il chicco d’uva in alto.
Quando però il chicco d’uva affiora alla superficie, alcune bollicine scompaiono nell’aria, ne restano poche, non ce la fanno a sostenerlo, il chicco d’uva torna verso il basso.
Ma sul fondo nuove bollicine si attaccano al chicco d’uva, lo ricoprono tutto, il chicco d’uva risale in superficie e la danza del chicco d’uva ricomincia.
A me, questa cosa che era sul Corriere dei piccoli, anno 1977, costo lire 300, mi ha dato da pensare. Che la danza del chicco d’uva, un po’, mi pare rassomigliare da vicino alla vita.
io pensavo che giocoscienza fosse un passatempo con la propria voce interiore.
la vita e’
alle volte
sentirsi come un chicco d’uva…
;)
e alle volte e’ anche peggio
si fa su-giu’-su anche senza l’aiuto delle bollicine…
flounder, tu pensavi così perché pensavi ai bellissimi dialoghi con la coscienza che ogni tanto ci regali
già, toy, alle volte io mi ci sento proprio come quel chicco d’uva!
Il fatto è che la felicità è anaerobica. Muore al contatto con l’ossigeno.
(hai scritto un post bellissimo, bellissimo per un sacco di motivi. ci sto pensando da ieri)
Ossì che ci somiglia…:-*
Ce n’era un altro, di questi giochini. Si chiamava “Il diavoletto di Cartesio”. Un bicchiere, un diavoletto (la sua sagoma, non so di quale materiale e menc che meno perché dovesse essere proprio un diavoletto ), acqua nel bicchiere, che era chiuso all’imboccatura da una sorta di tappo di gomma (di quella dei palloncini gonfiabili). ‘Sto coso veniva in su, per galleggiare. Tu gli davi una bottarella sulla gomma, e da quel momento lui faceva una seria di immersioni emersioni a sfinimento. Non l’ho mai costruito però.
hanging, grazie (già, forse è vero, che la felicità è anaerobica)
Placida, allora siamo d’accordo in parecchi, mi pare
CalMa, forse doveva essere un diavoletto ché così, poi, c’era più gusto a mandarlo giù (anche se temo che a me, in quanto diavoletto, sarebbe stato simpatico e l’avrei salvato dallo sfinimento!)
Ciao…! Sono finita su questo post per caso, poiché ho inserito su google “uva non galleggia” per saperne di più sul non galleggiare dell’uva, cosa che mi ha colpita non poco…
Comunque, molto bello l’intervento, davvero, complimenti.
E’ bello vedere che esistono davvero a giro per il mondo persone che scrivono interventi del genere.
Un saluto,
Chiara.