Apr 20
Apr 20
Stamattina ho visto una bambina, parlava da sola. No, in realtà non parlava da sola, parlava con Luca, il suo amico immaginario, ma questo l’ho capito solo dopo, che mi son messo lì ad ascoltarla. Non avevo niente da fare, allora mi son messo lì ad ascoltarla, tanto lei non faceva caso a me. Capita spesso che chi passa di qui non faccia caso a me, ma non mi è mai dispiaciuto, ormai anche io non faccio più caso a chi passa di qui. Ma alla bambina no, alla bambina ho fatto caso subito, allora mi son messo lì ad ascoltarla.
Il nome della bambina però non lo conosco, Luca non lo sentivo rispondere, forse questa cosa che non lo sentivo rispondere aveva a che fare con il suo essere immaginario, non so. Io sono molte le cose che non so, anche se sono qui da tanto di quel tempo che neanche me lo ricordo più da quanto tempo sono qui.
Ma stavo dicendo della bambina, a volte mi dilungo, perdo il filo, stavo dicendo che alla bambina ho fatto caso subito, ché ho sentito che la bambina stava raccontando a Luca una storia, e a me le storie piacciono, mi son sempre piaciute, allora mi son messo lì ad ascoltare, del resto non avevo niente da fare, ma questo mi capita spesso, non ho mai niente da fare, io.
Però, poi, mentre ero lì che ascoltavo la bambina, ho capito che era una storia triste, a me le storie tristi piacciono già di meno, però ormai ero lì, allora ho continuato ad ascoltare. E la storia che la bambina raccontava a Luca era la storia triste di una città e di un prato. Ed era anche la storia triste di tanti alberi. La bambina raccontava a Luca che avrebbe voluto giocare in quel prato e arrampicarsi su quegli alberi.
Ma che al centro della città c’è un muro che la separa da quel prato e da quegli alberi.
Quel prato è proprio qui dietro, alle mie spalle.
Quel muro sono io.
Se non fossi solo un muro, che sta qui da tanto di quel tempo che neanche me lo ricordo più da quanto tempo sono qui, avrei detto qualcosa alla bambina che parlava con Luca, il suo amico immaginario, anche se non so cosa. Io sono molte che le cose che non so.
L’unica cosa che so è che qui, un muro come me, non serve più.
Nel pieno centro della città di Caserta un enorme parco – il Macrico – dismesso dall’Esercito, torna alla Curia, sua legittima proprietaria.
L’Istituto Diocesano non si fa scrupoli, affitta e vende i suoi beni a nomi tristemente famosi.
Ne parla Flounder, qui.
grazie, francesco.
è bellissimo.
grazie a te, flo.
e spero che si riesca a fare qualcosa
quante cose avrebbero da raccontare i muri; lo leggo proprio nel mentre della stesura di un racconto sui muri
ma pensa te…
un caro saluto!!
spero di poterlo leggere presto, il tuo racconto
Grazie a te per il bellissimo racconto e a Flounder per la segnalazione coraggiosa.
Davvero bellissimo, Francesco (e mo’ mi vado a leggere pure Flo’, che ci sono passato già un paio di volte a leggere arretrati e ancora non ho letto del suo muro casertano, che conosco tanto bene).
((Ma sei proprio sicuro che dovevi dirlo già nel titolo che il muro è il muro?))
notedibordo, come dicevo anche a flounder, questa storia mi ha abbastanza colpito, poi sembra che gli acquirenti più interessati siano i Coppola, i costruttori del mostro abbattuto al Villaggio Coppola, e questo non è per niente bello.
aitan, mi sa che sul titolo hai ragione, ma io i titoli proprio non son portato (l’alternativa, pensa te, era “c’è un grande prato verde”)
bello, bellissimo, questo miniracconto.
e’ tra le cose che hai scritto che mi sono piaciute di piu’ in assoluto.
baci, distanti solo sulla cartina
grazie, hanging
Sorbole che bel pezzo (ti ricordi quando chiacchieravamo di questo stile? be’, questo è un’altra faccenda). Che bel pezzo
mi ricordo, certo che mi ricordo
(e, di nuovo, bentornato)
deliziosa e poetica storiella, buoni giorni di festa
buon 25 aprile, amico mio!!!
un saluto!
ehm, non avevo letto la parte in fondo, ero un po’ presa da altri fatti, ma è una cosa orribile, i coppola proprio nooooo….
diluvio, grazie in ritardo, ieri sono stato un po’ lontano dal pc
barbara, effettivamente una cosa orribile (buoni prossimi giorni di festa a te)
Muri, dico io, servono a un sacco di cose, non si può fare a meno dei muri, però i parchi, miseriaccia, non li recintiamo!
un segno! chiediamo un segno, per sapere se ci sei!!!
diluvio, sono in vacanza sotto il diluvio
ma torno presto
la vicenda procede tristemente. il consiglio comunale non ha deliberato per la concessione dell’F2, vale il divieto di edificabilità.
i cittadini intervenuti hanno tirato ortaggi sui rappresentanti politici, i quali - senza scomporsi - li hanno raccolti e se li sono portati a casa.
che dire?