Mag 21
Mag 21
Ieri, in un momento di nostalgica allegrezza, o di allegrezza nostalgia, sono uscito con Teresa, l’ho portata un po’ in giro, l’ho portata a vedere le case in cui son vissuto prima di vivere in questa, che poi, pensarci, anche in questa ci ho già vissuto in passato, prima di viverci adesso, ma poi diventa complicato, lasciam stare.
A parte vederle da fuori, le case in cui son vissuto prima di vivere in questa, non è che puoi poi farci tanto, puoi raccontare delle storie, però, sulle cose che son successe dentro quelle case, o anche fuori, nei posti che ci son vicino, a quelle case, allora per un po’ mi son messo a raccontare storie.
L’ultima delle case che siamo andati a vedere, che poi in realtà eran solo tre, è stata la prima casa in cui ho vissuto da solo, a Mergellina, accanto a una vecchia funicolare, il mare di fronte.
Una sola stanza, anche se abbastanza grande, ma a me sembrava bellissima, allora, e anche ieri, a guardare il balcone dalla strada, sembrava bellissima anche ieri.
Poi però il portone era aperto, siam saliti, ho bussato alla porta del mio vicino di casa di allora, ci ha aperto proprio il mio vicino di casa di allora, era ancora lì, da allora, e a questo punto le storie della mia vecchia casa, le storie sulle cose che son successe dentro quella casa, ce le siam fatte raccontare da lui.
Poi dopo, l’abbiamo molto ringraziato, per quelle storie, io anche per il caffè, siam scesi, ci siam presi un gelato, siamo rimasti lì di fronte a guardare il mare.
bella, mergellina. bellissimo il post.
ma il caffè era con la moka o con la napoletana?
se ti dico che il vicino, allora come ora, è inglese?
nuooooo! caffè lungo e brodoso?
e io che sentivo già il profumo di napoli!
sono convinto d’esser nato e viver da sempre nella più bella città del mondo, non rinuncerei mai alla vista delle montagne intorno ogni mattina, allora com’è che m’hai messo voglia di viver lì da voi, dove non sono stato mai? è il potere della buona narrazione, che è un posto ancor più bello dove vivere
Very good one! E’ come se mi fossi sorbito anch’io il caffè, il monolocale, le storie annesse e il mare.
Anche io, in passato, ho fatto questa cosa delle case, molte volte (ma non solo case mie, anche case di persone a cui ho voluto bene, e poi non solo case ma anche scuole, per dire, e altri posti dove ci sono rimasti appiccicati dei pezzetti di vita)… è a metà tra l’autobiografia, il turismo cittadino e la scoperta della vita di un’altra persona, si gioca in due, funziona meglio di notte, in macchina, che la città si gira meglio, si parte da una casa, un posto, e il primo, che l’ha scelta, racconta all’altro le storie di quel posto, poi tocca all’altro che, ispirandosi alle storie o alla vicinanza o anche solo a quello che ha voglia di raccontare (o di rivedere) lui, si dirige verso un altro posto, un’altra casa, e racconta la sua storia. Poi di nuovo al primo. Poi magari è tardi, viene fame e si mangia qualcosa a quei baracchini che stanno aperto tutta notte. Ma questa cosa del mangiare non è obbligatoria.
Quadretto delizioso, e fragrante di vita!
… E secondo me potevi pure continuare, ché a pensarci ognuno di noi è vissuto in ogni casa che c’è in giro, ché un vecchio portiere che ci racconti storie dappertutto lo troviamo, e anche noi a volte siamo portieri di certe case in cui ci sono vissute altre persone, che poi sempre quelli siamo, sempre gli stessi a pensarci, a guardarci, belli, brutti, buoni, cattivi e a me questa tua potenziale catena di S. Antonio narrativa, come una specie di Sherazade ebbene, tu forse manco ci pensi, ma nella semplicità, nella disinvoltura di quello che racconti ci metti tante di quelle cose… ma questo te l’ho già detto.
A Torino, se non ho capito male, non ci sei andato.
Io avevo il tuo cell. ma manco ti ho chiamato.
Ma se capiti qua, a nord del Rubicone, ti racconto qualche storia in qualche casa bolognese in cui ho vissuto.
Un abbraccio
Pasq(alfar)e
Sì, bello, bello, m’è parso di essere lì con voi.
Però la prossima volta mi chiami, perché io voglio esserci lì con voi, la prossima volta, a contare case.
le case che si amano vanno viste e frequentate, spesso. questo, dopo il terremoto, almeno l’ho imparato. un bacetto.
oh, forse lo so che dovrei stare zitta e godermela, questa cosa, e basta. Ma non son capace
prima volta che ti leggo, e questo viaggio di parole al sapor di caffè e di mare mi ha incantato. complimenti per il post, semplice ed emozionante.
m.
Le case belle si contemplano in silenzio. Poi, quando le hai ascoltate, puoi raccontare le loro storie. Poi, ti accorgi che il più delle volte nelle loro storie ci sei tu. Le case belle sono vive. Le case belle hanno dentro il mare anche se abiti in mezzo alla pianura.
ora ti dico un segreto. io questo tuo post me lo vengo a leggere ogni tanto.
che certe volte uno ha bisogno di pensare a ricordi belli e allora riprende il solito libro, riascolta la solita canzone. rilegge un certo post.
ecco io così.
eh, grazie, è bello che tu l’abbia detto e non sia più un segreto