Giu 21
Giu 21
L’Alda era nata in provincia, aveva quattro fratelli, in paese li chiamavan Gli strambi, forse per via del fatto che la loro mamma li copriva di una quantità incredibile di vestiti, a vari strati, per paura che potessero congelare.
La loro mamma non si era ancora abituata al freddo del paese, veniva da fuori, quindi si son dovuti abituare loro, i suoi cinque figli, a esser chiamati Gli strambi.
Gli strambi ogni sera andavano al Parco della grande luna al Bar Cannone, ordinavano il solito, mai una volta che glielo servisse, il solito, il gestore del Bar Cannone che si diceva che l’aveva chiamato così, il bar, perché per baciar sua moglie, doveva salire su una scala di corda, Il solito potete scordarvelo, voi strambi, diceva ogni sera.
L’Alda, quando aveva dieci anni, si era messa in testa di fare l’artista, anzi si era messa in testa di esserlo già, un’artista, doveva solo comunicarlo al mondo, e come forma di comunicazione al mondo del suo essere artista scelse un’opera particolare, da lei concepita in un freddo mattino di gennaio.
Un’istallazione, era.
Aspettando l’estate, l’aveva chiamata.
Aveva preso tutti gli strati di vestiti, i suoi e quelli dei fratelli, li aveva portati nella piazza del paese, al centro, ne aveva fatta una montagna, di vestiti, l’istallazione era pronta, solo nessuno l’ha considerata un’opera d’arte, han portato via tutti i vestiti al deposito comunale, la mamma è dovuta andare fin lì al deposito comunale a riprenderli.
Ancora si ricordano, in paese, di quando la mamma è andata al deposito comunale a riprender su i vestiti. Ancora di più si ricordano di quando è tornata in paese, la mamma.
Ora l’Alda non ci pensa più, a fare l’artista, ma le piace disegnare, più di tutto le piace disegnare il sole.
Se fosse riuscito a parlarle, un giorno, Ugo Benazzi le avrebbe chiesto Cosa ti piace disegnare a parte il sole?
Le nuvole, avrebbe detto lei.
Sento di volere molto bene ad Alda, e per me sempre artista resta, anche se (e anche perché) non glielo spiegherà mai a Benazzi perché le nuvole, la montagna di vestiti e il sole.
Sempre incantato da questi racconti, ora vado a recuperare quelli che non ho letto.
leggevo e già mi immaginavo disegni acquerellati giallo marrone.
le installazioni, le volte mi vien voglia di farne anche a me, di installazioni
Secondo me Il solito dei fratelli strambi sa di sole e di fiaba, lo stesso sapore che hanno la montagna di vestiti e il tuo racconto.
io invece ora sto pensando ai quattro fratelli dell’alda, che fine han fatto
eh, certo che disegnar le nuvole è mica da buttar via.
giarina, qui, poi, siamo da sempre appassionati di nimbologia
ah, bella questa enciclopedia! la prendo.
questa storia dell’Alda mi piace moltissimo
io l’ammiro l’alda, anzi le alde come lei
non faccio per vantarmi, ma io la stimo molto. sia a lei che all’alda.
l’Alda ringrazia, eh, ed anche io
tante volte, la provincia ce l’abbiamo dentro.
(ed un saluto anche a te. che fine avevi fatto?)
son sempre qui, solo un po’ più lontano dal blog
mo ‘ per esempio mi hanno regalato ’sto libro di ascanio Celestini, che io manco sapevo chi fosse.
io sono sicura che tu già lo conosci, con queste storie di manicomi , di marziani degli anni ‘60 e di donne che leccano gli uomini nudi.
sì, direi che lo conosco
[…] A natale, gli strambi, andavano sempre casa dei nonni […]