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Apr 23

La Gina

Postato da Francesco il 23 Aprile 2010, nella categoria Cose mie, Divagazioni.

La Gina era pazza, o almeno han detto così poi dopo, alla fine della guerra, se mai è finita, quella guerra.
Sono una donna e io, come donna, non so cosa fare, andava ripetendo; sempre la stessa frase, eppure di cose ne aveva fatte la Gina, durante quella guerra che era appena finita, se mai era finita davvero. Ha un guasto della parola, avevano detto, ma non era la parola ad essere guasta.
Le donne, durante la resistenza, di cose ne avevano fatte, e così anche la Gina, e quelle cose le avevano fatte in un mondo inospitale e nemico, e nonostante quel mondo inospitale e nemico le donne partigiane sono state infermiere, staffette, informatrici.
E la Gina, lei, era stata, quasi per caso, una staffetta partigiana.
All’inizio portava viveri e indumenti e notizie da casa, a volte anche informazioni sui movimenti del nemico. Poi, quando questo lavoro che era nato spontaneo è stato organizzato, si è specializzata nel far la spola tra i centri abitati e i comandi delle unità partigiane.
Se c’era un ferito da nascondere, e gli altri del suo gruppo non potevano aspettarlo, rimaneva lei a vegliarlo, a prestargli le cure necessarie, a cercargli il medico, a organizzare il suo ricovero in clinica.
E no, non le pesava, sentiva di star facendo qualcosa di importante, in un mondo che era un mondo inospitale e nemico; solo, un giorno, ha iniziato ad aver paura, dicevano che la guerra stava finendo, ma non sembrava, Giusto ieri han preso la Silvia, dicevano, Chissà dove l’han portata, dicevano poi dopo.
Qualche giorno dopo han preso anche lei, la Gina, nessuno sa dove l’han portata, né come abbia fatto a scappare, si sa solo che aveva quel guasto della parola, quando poi è tornata, e quando è tornata, lei e il suo guasto, han preso ad avere paura anche i suoi parenti, Cosa possiam fare?, dicevano.
Grande amico del padre della Gina era il buon Carneluti, il calzolaio, lo riconoscevi dalle mani, che erano enormi, e anche dai piedi, enormi anche loro. Veniva dalla città, ma si era fatto la casa al paese e li aveva ospitati, in quei giorni, gli ultimi giorni di guerra, se poi si può dir finita, quella guerra, aveva ospitato il padre della Gina, la madre e anche lei.
La mattina si alzava presto, faceva un giro, poi, mentre loro dormivano ancora, preparava il caffè, lui aveva questa mania che quando c’erano ospiti doveva sempre preparar dei caffè, anche se in quei tempi ce n’era poco, di caffè, lui non poteva farne a meno, quando gli altri si svegliavano era già lì pronto il caffè. La moglie, l’unica cosa che diceva, Lui è fatto così.
Ed è in questo modo che a casa del buon Carneluti la Gina è stata salvata dall’esser morta.

Schegge di Liberazione - 211 pagine di post resistenti - si può scaricare qui (o in edizione economica ed ecologica qui) (grazie ai barabbisti)

A proposito di questo post:

Questo post e' stato scritto Venerdì 23 Aprile 2010 alle 09:08 ed e' archiviato nella categoria Cose mie, Divagazioni. Puoi seguire la discussione intorno a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
9 Commenti a “La Gina”
  1. Il 28/04/10 alle 16:47, aitan ha detto:

    Ma come nessun commento. Io questo racconto lo vedo bellissimo (e visto che l’ho visto nascere, posso dire anche che migliora crescendo… ;o)

  2. Il 29/04/10 alle 08:47, francesco ha detto:

    eh, tu l’hai visto che era ancora piccolo piccolo :-)

  3. Il 05/05/10 alle 11:05, seipuntotrentasette ha detto:

    io anche se non commento ci sono, eh.

    e complimenti, tanto per cambiare :)
    …o è meglio “felicitazioni”?

  4. Il 12/05/10 alle 12:07, alfar ha detto:

    Anch’io l’ho visto nascere e crescere, ma un saluto lo voglio lasciare lo stesso e un invito ulteriore a un gran narratore di emozioni come Te, perchè ritrovi orintracci qualche storia della Resistenza partenopea da legare a quel post mio là… ovviamente ulteriore invito anche ad Aitan (e so anche che l’ispirazione nun è cosa facile).
    Un abbraccio
    Alfar

  5. Il 12/05/10 alle 22:38, Icekent ha detto:

    ciao, ciao a te. come sempre un racconto caldo.

  6. Il 20/06/10 alle 17:01, rita ha detto:

    molTO, molTO OT, io vorrei sapere dove sei, che fai, come stai, se mi pensi.
    T’abbraccio assai.

  7. Il 21/06/10 alle 18:58, aitan ha detto:

    idem (in OT pur’io)

  8. Il 22/06/10 alle 07:38, francesco ha detto:

    ci sono, eh, ed è già qualcosa :-) (ci vediamo presto, promesso)

  9. Il 23/06/10 alle 13:11, aitan ha detto:

    a presto presto, dunque

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