Feb 24
Feb 24
L’Alda ha fatto molti lavori, uno dei lavori che ha fatto, anche se per poco, è stato sognare al posto di quelli che non ci riuscivano, a sognare, o che se ci riuscivano poi al mattino non li ricordavano più, i sogni, che se non li ricordi, i sogni, è un po’ come non aver sognato. Così lei sognava al posto loro.
Che non riuscire a sognare è come rinunciare a una parola per sempre, e ci sono parole che se non le usi è come tagliare via un pezzo di mondo, cacciarlo su in soffitta e buttare via la chiave.
Anche indovinare i sogni che avrebbero voluto fare, tutti quelli che facevano la fila a casa sua, dopo che si era sparsa la voce, non era difficile, anche senza parole, senza spiegazioni, bastava guardarli, tutti quelli che facevano la fila a casa sua, ché in fondo, i volti delle persone, pensarci, son delle biografie involontarie; a voler vedere, a stare attenti, raccontano in silenzio una vita intera.
Poi, un giorno, ha smesso, di sognare per gli altri, ma di sognare, lei, non ha mai smesso.
che bello
vorrei incontrarla
l’alda
la Mira invece, la nonna di Mazzetti, distingueva i due casi: che lei diceva che quelli che non riuscivano a sognare allora sì, bisognava sognarci per loro. Ma quelli che non se li ricordavano, i sogni, invece.. quelli bisognava aiutare a ritrovarli, che i sogni non ricordati son sogni persi, diceva la Mira la nonna di Mazzoni, e allora van ritrovati che stai sicuro da qualche parte sono, diceva, la Mira. E allora lei ci passava le nottate intere, cercar quei sogni lì, poi li restituiva ai legittimi proprietari. Solo che a volte, se uno ci pensa non ci può credere, c’eran pure quelli che non li rivolevan mica indietro. Che gente, in giro, a volte, diceva la Mira.
(Mazzetti e Mazzoni eran fratelli, come si può ben intuire dal nome simile.. la senti l’assonanza?
)
Sempre e comunque una porta aperta verso la strenua volontarietà della fuga. Ciao…
solo ieri, di là, invocavo un tuo nuovo post ed eccolo. ne sono felice. è dolce e strampalato. e lo sento vicino in un modo che potrei averlo scritto io. e poi, meneghello. meneghello, forse in libera nos a malo, diceva che quando muoiono le parole muoiono anche le cose. ed è così. le cose senza nome non esistono. tu però ti chiami francesco 8e49 e l’aida ha un nome bellissimo.
l’avevo pensato subito, eh, che Mazzetti e Mazzoni eran fratelli
ecco, finalmente un lavoro che potrei fare anch’io, che di sogni ne faccio a bizzeffe e basterebbero per un sacco di persone…
Non smettere nemmeno tu, Francé, di sognare e raccontarlo.
(Senti, ma domani ci si vede ‘overamente o è un’altro sogno passato per l’immaginazione dell’Aida?)
ci si vede ‘overamente
ma ci siamo visti o l’ho sognato?
e forse perciò la gente si fa il botulino per non farsi leggere in faccia quello che ha combinato
se tu l’hai sognato, allora devo averlo sognato anch’io
Biografie involontarie…accessibili a chi ritrova nel sonno (e nel sogno) il coraggio di percorrere strade altrui.
(da poco risvegliato anch’io ;o))
arrisognarci presto
[…] Biografie involontarie […]
Ma che bello. Ma l’Aida che aveva i capelli neri lunghi e le mani da panetto di burro? Non so, me la immagino così. E mi piacerebbe fosse mia amica