Mar 26
Mar 26
Dal palazzo di fronte, è appena uscito un uomo che mi è sembrato un settantenne, come età stimata, se mai si può stimare un’età affacciati ad un balcone, qui sul Parco Margherita, dove c’è questo portone da dove ho visto uscire un uomo, stasera, l’ho visto uscire in pigiama e vestaglia, con una bottiglia in mano, e sembrava trasparente, quel che c’era nella bottiglia, ma non sembrava acqua, sembrava vodka, se mai può sembrare vodka il contenuto trasparente di una bottiglia visto da qui affacciati ad un balcone sul Parco Margherita, comunque, quest’uomo che ho visto uscire dal portone, in pigiama e vestaglia, scendeva Parco Margherita, ora avvicinava la bottiglia al viso, ora la allontanava, ci guardava dentro, prima da vicino, poi da lontano, poi ci beveva, da questa bottiglia, e parlava, scendendo Parco Margherita, parlava così tanto che io sarò anche strano, ma m’è venuta voglia di scendere anch’io, per Parco Margherita, andare a far due parole, con l’uomo uscito dal portone in pigiama e vestaglia, che di storie, secondo me, ne aveva, da raccontare.
A volte sono così concentrato su me stesso che alle finestre manco mi affaccio. E’ che a volte l’emozione prende così tanto il sopravvento…vorrei tanto essere immune alle emozioni, alle persone, alle allergie che mi procurano, alle trasformazioni a cui mi inducono, al desiderio a cui mi spingono…Per questo voglio iniziare seriamente ad affacciarmi alla finestra, guardare gli uomini e le donne che camminano, escono dai portoni con bottiglie, piagiami, sensi di colpa, speranze, dolori, e sentire le loro storie che sono anche le mie, anche le tue.
Io mi voglio sempre emozionare e imparare ad ascoltare e sbagliare e camminare e desiderare. E poi mi voglio dimenticare, mi voglio dimenticare di tutte le stanze che stanno dietro di me, mentre sto affacciato alla finestra.
Fluire.
E voglio pure costruire, prendermi cura, ridipingere la staccionata con dentro Roberta e spero i figli che verranno.
Prendermi cura e stare affacciato come mi pare che faccia Tu.
Grazie
la dolcezza delle parole a raccontare i segni.
…che io sarò anche strano, ma m’è venuta voglia di seguirti, quandio scendevi per Parco Margherita, e farmi anche un sorso, sperando che fosse grappa, di quella buona, e poi avrei sperato che improvvisamente si fosse tu, alfar e io, come presi per incantamento…
aitan, se gli incantesimi annullano le distanze, io porterei volentieri anche p.s.v.
(e comunque quando ci vediamo, pure senza incantesimo, anche con alfar?)
e messi in un asilo che ad ogni gioco andasse a voler nostro…sì ci voglio venire, tra parchi, grappe, sorrisi e sguardi…grappa poco che ci ho le analisi mannaggia…
Ma che bello strano che sei tu!…
Sì, scendi, scendi! Sei sceso? Che tu quelle storie le sai ascoltare e poi le devi raccontare a noi:-))
Leggo adesso gli altri commenti… Ma non è che al parco Margherita potrebbe venire anche zia Triana?
triana, se vieni anche tu, e se poi c’è anche rita, io le storie le ascolto da voi
sono uscita oggi dalla metro di piazza amedeo e ho visto passare qualcosa di simile a una processione, non era esattamente una processione, ma del resto ero appena uscita dalla metro e quella mi sembrava la cosa più simile a una processione.
a guidarla un vecchietto settantenne con una bottiglia che sembrava piena di vodka, ma poteva essere acqua o gin, forse.
e dietro dei tizi che sembravano bloggher, ognuno con la sua bottiglina.
forse venivano da Lourdes.
io proprio non lo so, a me comunque pareva una processione.
mi sono venuti in mente dei calzini bucati. probabilmente anche loro avrebbero storie da raccontare, ma non avrebbero lo stesso buon odore di liquore da quattro soldi che beveva quel vecchietto al parco Margherita.
magari, i calzini bucati che mi sono venuti in mente erano proprio i suoi, chissà?
sarei curioso di sentire le sue storie. io tra poco passo per parco margherita, e se lo vedo ce le chiedo, le storie