Mar 26
Mar 26
Io, una cosa che ho imparato quest’anno, che Teresa è all’ultimo anno di asilo, e all’ultimo anno del suo asilo c’è il gruppo lettura e primina, i più grandi, del gruppo dei grandi, fanno la primina, i più piccoli, del gruppo dei grandi, fanno lettura, comunque tutti e due i gruppi, primina e lettura, imparano le lettere e i numeri, a me Teresa sembra così piccola, per imparare le lettere e i numeri, e invece.
Io, una cosa che non sapevo, prima che Teresa facesse l’ultimo anno dell’asilo, che ci son metodi diversi, per imparare le lettere e i numeri, ci son dei metodi diversi per imparare a leggere, anche se leggere davvero, ci vuol del tempo, comunque ci son dei metodi che io prima, quando Teresa non era all’ultimo anno dell’asilo, nel gruppo lettura, non lo sapevo, che ci fossero tutti questi metodi.
Mi hanno detto che c’è il metodo globale, che stando a quel che mi han detto, deriva dagli studi e dalle esperienze di Decroly, il quale, pur non avendo mai elaborato alcun metodo, è riconosciuto comunque come uno fra i più grandi innovatori in campo pedagogico. Secondo i sostenitori del metodo globale, l’apprendimento della scrittura e lettura di lettere o sillabe isolate non ha senso.
Poi, invece, ci son quelli che questo metodo, niente da fare, non funziona, c’è il metodo fonematica, la cui paternità viene attribuita a Ferruccio Deva, che diceva che l’apprendimento della scrittura è un momento legato all’apprendimento della lettura e successivo a quest’ultimo.
Poi invece ce ne sono altri di metodi, io mi sono interessato, ho letto tutto, non ho capito niente, o comunque molto poco.
Io però alla fine, a pensarci, che tutti questi metodi lo so, sono importanti, io non mi permetterei mai di dire che non sono importanti, però io, a pensarci, alla fine, dopo avere imparato tutte queste cose, in quest’ultimo anno dell’asilo, io, sempre a pensarci, la cosa più importante, vedere Teresa che torna felice, dall’asilo.
ora non è che voglio fare sempre il fenomeno, ma io, che all’asilo no, mai, ho imparato da sola a leggere… mi lasciavano ore sola in cameretta con un giochino di cartone che aveva le figure e le parole grandi grandi, e io a osservarlo ho imparato. chissà che metodo era. però sola. sicuramente è più felice Teresa.
è che già allora avevi gli occhi da fotografa
io ho fatto la primina, a leggere me l’ha insegnato la nonna prima di andare in prima elementare, che all’asilo non ci son mai andata, causa malattie varie. E son bene contenta di aver guadagnato un anno sugli altri.
io mi ricordo il momento esatto in cui la monaca mi chiamò alla cattedra e io quella volta stavo proprio veramente leggendo le parole e non facevo finta mentre invece dicevo che un elicottero era un elicottero e un elmo è un elmo guardando le figure, e me lo ricordo quel momento esatto perché mi ridevo dentro e mi dicevo: “Uhau, Gaetano stai leggendo le letterine e non guardando le figure!” e quel momento è uno di quei momenti della vita che non si dimentica, come il primo bacio, la prima volta da solo all’estero e la seconda volta che fai all’amore
e lo sai che la cosa importante è che tutti quei metodi lì van bene uguale, e che anzi i miei figli hanno imparato a leggere da soli?
Io penso sempre la stessa cosa tua: che veder Riccardo che torna felice da scuola è bellissimo (e alle elementari non capitava mai)
io mi ricordo quando non sapevo leggere, mi ricordo quanto invidiavo gli adulti mi ricordo che soddisfazione, dopo. e mi permetterei di dire che questo è l’importante: imparare a usare le parole, sia quale sia il metodo. un bacio a te e due a teresa.
In verità è proprio come dice aitan: si impara prima ad imbrogliare e poi a leggere. Ed è così per forza, è l’unico metodo per allenarsi ad assimilare quell’imbroglio grande che sono le parole nel gioco ingannevolissimo di quella megaconvenzione che è la lettura, e prima di lei la scrittura.
Io, mi pare che ero già no global.
Le lettere si possono anche toccare.
Attraversarle con l’indice.
Ci si può anche costruire una casa per il gatto.
Questo suggeriva M.Montessori.
con il suo alfabeto di legno.
Un saluto da un’altro papà con figlia all’ultimo anno d’asilo.
Gripa.
un saluto a te e grazie, ché col tuo commento ho scoperto un gran bel blog che non conoscevo
E’ stato un piacere.
Alla prossima.