Dic 26
Dic 26
Io, ogni giorno, col lavoro che faccio, di volti ne vedo tanti, mai però che mi riesca di far due parole con qualcuno, le persone entrano una alla volta, nemmeno sanno che esisto, che son chiuso qui dentro.
Ci fa caldo qui dentro, lo spazio è poco e io sto seduto tutto il tempo, allora alla sera torno a casa a piedi, anche se è lontano, così faccio un po’ di esercizio, che star seduto tutto il tempo mi han detto che non fa bene.
Lavoro soprattutto di mattina presto. Ormai, anche da precario, son degli anni che mi rinnovano il contratto, quando vedo arrivare qualcuno riesco subito a capire come ha passato la notte, di che umore è, a volte cerco anche di immaginare come sarà il resto della sua giornata.
Chi viene da me si avvicina e scosta la tendina, si siede sullo sgabello girevole, controlla che gli occhi siano all’altezza giusta; cerca di assumere un’espressione disinvolta senza riuscirci, non ci riesce quasi nessuno.
Chi viene da me pensa che sia tutto automatico, anche le istruzioni che riceve pensa che siano solo una voce registrata, invece sono io a dirgli cosa fare, è la parte più divertente del mio lavoro; quando sono di buonumore faccio anche degli scherzi, che star qui tutto il giorno, far sempre le stesse cose, ci si annoia.
Poi, dopo le istruzioni, devo solo scattare le foto al momento giusto e il mio lavoro è quasi finito.
Perché quando qualcuno entra nella macchina automatica delle fototessere, quella che si trova nel cortile dell’ufficio anagrafe del Comune in Via Oronzo Massa, dentro ci sono io, a scattare le foto.
Mi piace, questo lavoro, avere un lavoro, di questi tempi, c’è da esserne contenti, anche le poche occasioni che ci son state, non ho mai voluto cambiarlo.
L’unica cosa che non sopporto, di questo lavoro, è star lì a soffiare sulle foto per farle asciugare.
[Non so se vale, visto che è l’adattamento di un vecchio post, ma le idee di Zop (in questo caso un racconto sul tema del precariato) mi piaccion sempre. Questo è il link al post del GioCOCOnCOrso]
io saluto sempre, quando mi faccio una foto
Ecco, adesso che ho friendfeed per colpa di pensierispettinati finisce che lo uso per commentare anche le cose che si possono commentare, propriamente, in loco… io però non so se mi piace questa cosa… il tuo racconto invece mi è piaciuto, questo lo so.
http://21.media.tumblr.com/tumblr_kreua7i5Vf1qzlro6o1_500.jpg
[…] 15 – Non si può proprio più andare avanti così di Patrizio D’Amico 16 – La speranza in un pacco di patatine di Marina [riccioli pugliesi] 17 – Io, il mio lavoro di Francesco 18 – Cena di Natale… di Scarlet Lecter 19 – Pecario Numero Uno di Donatella Righi 20 – Pony Express di Gloria Gerecht 21 – … […]
… e vediamoci, ja’! Aguhissimi! e baci
Mi pare ancor più bello che pria (non faccio l’arcaico o il lezioso, cito Petrolini ;o)
allora sei tu che mi hai fregato 5 euro!!! molto carina
a me fa venire in mente Il meraviglioso mondo di Amelie, le foto, le macchinette automatiche (?) per ritratti
Come stai?
Facciamo finta che ci siamo visti ieri sera…
in primis questo racconto è fenomenale, ma anche quello di prima: l’idea delle paure che si scelgono le persone e poi hanno paura anche loro… altro che storia se ne potrebbe trarre, ma Tu sei così, sei speciale per questo, tu lavori d bolino e poi non fai mai vedere la polvere di lima intorno al mosaico.
E su microcenturie no, eh?
E in Emilia non ci passerai a breve?
E tutto il resto?
e quel piccolo capolavoro dei fratelli come si chiamavano?
E’ da tanto tempo che non ti visito e mi dispiace.
Alfar
ciao alfar, facciamo finta che ci siamo visti ieri sera, ma poi facciamo anche che ci vediamo presto davvero
http://zop.s
PREMAZIONE PRECARIA Dopo aver attentamente valutato tutti i racconti iscritti al gioCOCOnCOrso VITE DA PRECARI tra creatività e follia, visto il tema, ho deciso di adeguarmi al clima proclamando dei vincitori precari. Dunque ogni vincitore