Set 27
Set 27
In questi giorni capita che leggo molto più di quanto scrivo, credo che si veda anche un po’ dagli aggiornamenti di questo blog.
Ieri ad esempio è finalmente arrivato un libro che avevo ordinato, si chiama Opere complete di Learco Pignagnoli, ne aveva parlato anche eìo qualche tempo fa.
Mentre leggevo questo libro ho pensato Ora che lo finisco devo andare a rileggermi Disastri, di Daniil Charms.
E quando l’ho finito sono poi effettivamente andato a rileggermi Disastri, di Daniil Charms.
Non ho dormito molto stanotte, per via del fatto che ho letto tanto.
Però, visto che in questi giorni leggo più di quanto scrivo, ho deciso di dare vita, come si dice, ad una nuova rubrica che si chiama appunto come il titolo di questo post.
Questo avrei voluto scriverlo io, è il titolo di questo post.
Io per cominciare avrei voluto scrivere questo.
Opera n. 73
A me quando chiedono che lavoro faccio, dico sempre che faccio il libraio. Oppure il bibliotecario. Delle volte dico anche che faccio l’editore. Poi, se mi chiedono come mi chiamo - e me lo chiedono sempre quando dico che faccio l’editore - gli rispondo che mi chiamo Giulio Einaudi; oppure Arnoldo Mondadori. Sono l’erede, gli dico. Loro mi guardano seri e subito dopo spunta qualcuno che dice d’aver scritto un libro, se voglio pubblicarlo. Un libro di che tipo? gli chiedo, bello o brutto? Loro s’affrettano a dire che è bello, poi fanno un passo indietro per modestia.(Learco Pignagnoli)
Poi, ancora, avrei voluto scrivere anche questo.
- Non ti consiglio di mangiare molto pepe. Conoscevo un greco, abbiamo navigato sulla stessa nave, mangiava tanto di quel pepe e tanta di quella mostarda, le versava nel piatto senza guardare. Poi, poveretto, stava seduto sul letto tutta la notte con una scarpa in mano.
- Perché? - ho chiesto.
- Perché aveva paura dei topi, e sulla nave di topi ce n’eran moltissimi. Che lui, poverino, alla fine è morto di insonnia.(Daniil Charms)
E così siamo arrivati alla fine di questa nuova rubrica.
io e te, per i libri, mi sa che abbiamo una certa consonanza
[…] (Questo non l’ho scritto io, l’ha scritto Ugo Cornia, nel prologo al libro Vite Sbobinate di Alfredo Gianolio. Perché l’ho messo qui? Perché Questo avrei voluto scriverlo io.) […]
eìo, e tu pensa che quando ho ordinato Opere complete ho visto Arte come mestiere di Munari in economica Laterza e l’ho comprato. E tu poi c’hai fatto un post
Ma che bella rubrica!
Avrei voluto pensarla io…
Poco letto dopo tanto letto… Ehm, Ecco, questo avrei voluto non averlo appena scritto io.
Puro asceta guru zen del template, mi dici se con le modifiche apportate il mio ora si carica un po’ meglio?
Te ne sarei davvero grato.
;)
Rob.
Quanto al post anche io certe volte cambio il lavoro in genere dico che lavoro alla società del Gas e che mi occuo di fughe. In genere ti lasciano in pace a quel punto
Poi questa estate ho conosciuto un editore, giuro che era interessato a capire cosa fossero i podcast. Poi ho scoperto che era un editore per ragazzi fallito ;(
Rob.
[…] Occhei, l’ho preso perche’ oltre al fatto che qui nella blogosfera mi par di capire che non sei nessuno se non te lo sei letto, anche per il fatto che ne parlan sempre 2 amici miei: questo qui e questo qua (che per fortuna abitano lontani perche’ assieme mi farebbero un sacco di paura). E io voglio tutte le cose che c’hanno i miei amici che disadattato non voglio sembrar piu’. […]
[…] Tra tutti questi racconti, però, tra quelli più belli e quelli meno belli, c’è un racconto di Paolo Colagrande, che talmente mi è piaciuto potevo copiarlo tutto, parola per parola, e poi dire Questo avrei voluto scriverlo io. […]
[…] Questo non l’ho scritto io, l’ha scritto Thomas Bernhard, e si trova nel libro L’imitatore di voci. L’ho messo qui un po’ perché questo avrei voluto scriverlo io, un po’ perché da Matteo si parla della bibliografia ragionata del blogger disperso e a me, L’imitatore di voci, è il primo libro che è venuto in mente. […]