Mag 28
Mag 28
Mi è tornata in mente ieri la storia di uno, me l’hanno raccontata, era uno che aveva sentito dire che le stelle, alle volte, si spengono, e lui, dopo aver sentito questa cosa che le stelle si spengono, gli è presa una grande tristezza e una grande inquietudine, aveva paura che spenta una stella, magari c’era un uccello notturno un po’ miope che avrebbe perso la strada, aveva paura che una nave che la seguiva, quella stella, poi si sarebbe persa anche lei come l’uccello notturno, e più pensava a questa cosa, più cresceva dentro di lui una grande tristezza e una grande inquietudine.
Così decise di riaccender le stelle che si spegnevano, andò a cercare una scala che fosse la scala più lunga del mondo, e della vernice bianca che fosse la più bianca del mondo, ne comprò tanta, ché gli avevan detto che son tante, le stelle che si spengono.
Solo, poi, la scala, non sapeva dove poggiarla, tanto che era lunga, andava da qui a lì, nessuno ancora era riuscito ad alzarla da terra, e lì, a terra, provocava anche strani incidenti, in particolare alle biciclette che ci finivan sopra, la gente iniziava anche a protestare, lui non sapeva più che fare, aveva un’idea che considerava bellissima, ma non sapeva più che fare.
Così andò in giro per il paese, cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto, da arrivare fin lassù dalle stelle che si spegnevano, ci passò degli anni, andando in giro per il paese cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto.
Poi invece la scala rimase dov’era, continuò a provocare strani incidenti, e nessuno volle costruire un palazzo abbastanza alto, e lui, per questo fallimento, per il fallimento di questa idea che considerava bellissima, alla fine, è ammattito del tutto.
Ma forse era un pochino matto anche in principio.
A me sta storia piace tantissimo e quell’uomo mi è simpatico, anche se un pochino matto lo è
aveva sbagliato metodo. Per accendere le stelle l’unica è volare. Ma forse era troppo savio per pretendere di volare, lui
poteva anche aspettare che la terra girasse e quando le stelle spente eran di sotto andar giù in Australia e calarsi con una corda lunga da qui a lì (tipo la scala, per capirci) con il secchio e il pennello in mano
O anche, come disse qualcuno tempo fa
“era una notte scura e senza stelle.
chiamarono gli artificieri.
per farle brillare.”
:-)
forse lo era già
ma stamattina in televisione uno ha detto che lo siamo un pò tutti
ma solo un poco eh
Mi ricorda un po’ questa storia triste che pubblicai tempo fa, si vede che le stelle sono una grossa fonte di ispirazione
http://ombra.ilcannocchiale.it/post/827830.html
deliziosa
e lo sai che, invece, io quando mi hanno detto che le stelle cadevano ho avuto paura che, per non so quale presunzione, cadesse proprio quella che di volta in volta guardavo io?
bellissima, complimenti:)
e chissenefrega se la scala è ancora lì e provoca ancora incidenti, se il tizio si è ammattito al principio, alla fine, o nel mezzo, tanto matti lo siamo un po’ tutti… chissenefrega se il palazzo glielo hanno costruito oppure no, se l’hanno preso per pazzo… ad ascoltarci tutti con attenzione, siamo tutti pazzi, tanti Amleti che vagano e con metodo affermano le loro follie, di tutti i tipi, di forge svariate, di sapori diversi. Eppure, io quella scala la vorrei incocciare, e salirci a riaccendere le stelle e se non ci riesco io, lo farai tu e se tu non ci arrivi, ci proverà Aitan e Zaritmac e tutti gli altri, uno ad una che ci credono e ci provano e lo vogliono.
Riaccendere ora e sempre le stelle.
E come sempre una stella l’hai accesa tu, con la stessa nonchalance con cui si guarda il mare.
Grazie
Alfar
tranne me e te son tutti strani.
e poi anche tu sei un po’ strano.
:)
Frà, tu sei davvero bravo.
Mi frulla per la testa che ti voglio chiedere una “collaborazione”…
eh, magari, solo è un periodo, mi sa che si nota, che non sto scrivendo molto (però grazie)
bella ’sta storia.
quello degli artificeri lo conoso. è un tipo brillante.
bella ’sta storia.
quello degli artificieri lo conoso. è un tipo brillante.
eh. quando c’è di mezzo il capo, perdo sempre le i.