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Mar 29

L’utopia per le strade

Postato da Francesco il 29 Marzo 2006, nella categoria Persone.

Nfacci’a nu muro ‘e nu palazzo antico
ce veco scritto: “Il Conte Montevico
per dare lustro alla città natale,
finanziò quest’opera immortale.
Animo nobile, di antica stirpe,
sollecitò le arti e le aiutò.
Il nobile architetto Filippetto,
maestro d’arte, ne firmò il progetto.
Di idee coraggiose e progressiste,
si rivelò, nell’opera, un artista;
ne sono testimoni le colonne,
veri prodigi di stabilità”.

Chiù sotto ancora, a quase miezu parmo,
ce steva scritto, ‘ncopp’a n’atu marmo:
“L’ingegnere Tommaso Buonocori,
in cinque anni terminò i lavori;
aprì alle arti vie mai percorse,
ebbe onori da Principi e da Re”.
Chi ha fatto ‘nvece overo stu palazzo,
st’opera d’arte, orgoglio ‘e chesta piazza,
nun ce sta scritto ‘ncopp’a cchesti mmure.
Pitture, carpentiere, murature,
senza ’sta gente, chilli grandi artiste,
l’ajzavano, cu ‘o cazzo, stu palazzo!

La poesia qui sopra è di Gennaro Esposito, grande poeta popolare.
Se ne trova traccia in un disco dei Rua Port’Alba.
A me, non lo so il perché, ma questa poesia mi ha sempre fatto pensare a una persona.
A me, questa poesia, fa pensare a Felice Pignataro.
Felice Pignataro, all’estero, lo avrebbero considerato un grande artista.
Felice Pignataro, a Napoli, gli cancellavano i murales.
Felice Pignataro, a Genova, con tutto quello che stava succedendo, continuava a disegnare. Era armato di colore.
Felice Pignataro, soprattutto negli ultimi anni, faceva un gran baccano.
Forse, col suo tamburo, cercava di svegliarci.
Felice Pignataro, da un po’, non disegna più, o forse disegna da un’altra parte.
Però c’è stato. E oggi, semplicemente, mi andava di ricordarlo.
Felice3.jpg

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Questo post e' stato scritto Mercoledì 29 Marzo 2006 alle 13:58 ed e' archiviato nella categoria Persone. Puoi seguire la discussione intorno a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
4 Commenti a “L’utopia per le strade”
  1. Il 29/03/06 alle 15:01, siamo in testa ha detto:

    un banale e maledetto incidente sopra un uliveto, a 150 metri d’altezza, e non riesco a smettere di piangere … perchè mentre felice pignataro colorava il mondo, qualcuno insegnava alle aquile a volare.
    com’è possibile? beh, l’ho pensato anch’io quando ho letto il primo articolo su di lui. l’ho conservato, come la copertina del manifesto sull’elezione del papa (”il pastore tedesco”)…
    d’arrigo era mamma di aquile e condor, sognatore con la testa ben piantata a 9000 metri d’altezza, icaro moderno con ali di carta…
    dopo gli affetti più cari era la persona che amavo di più, perché mi portava dal mondo reale in mondi possibili, perché il mondo reale fa schifo se non ne trovi un altro … e questo mondo deve aver fatto schifo anche a lui, che per trovare un senso si rifugiava sulle rotte delle aquile …

    stai bene, angelo

    (ciao france’)

    http://www.angelodarrigo.com/video_Metamorphosis_diaporama.htm

  2. Il 30/03/06 alle 15:36, aitan ha detto:

    yo grido,
    gridas
    […]
    nosotros gridamos
    […]

    per risvegliarci dal sonno

  3. Il 31/03/06 alle 12:01, luca pignataro ha detto:

    Ciao!
    Mi ha fatto molto piacere trovare, casualmente, questo post…
    Non so se lo sai, ma Felice amava molto le poesie di Gennaro Esposito, che conosceva, e non perdeva occasione per citarne qualcuna.

    Grazie, e complimenti per il tuo blog.

  4. Il 03/04/06 alle 13:31, Francesco ha detto:

    Grazie a te, Luca, per essere passato di qui.

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