Gen 30
Gen 30
Il signore che vendeva le arance tutte le mattine caricava l’Ape, sceglieva un posto tranquillo, si metteva lì a vender le sue arance.
I giorni che preferiva erano il sabato e la domenica, gli piaceva vender le arance in quei giorni, che le famiglie, se era bel tempo, andavano a passeggio, uscivano con i figli, lui poteva osservare la gente passare.
Il signore che vendeva le arance era però di animo troppo gentile, se un passante gli risultava simpatico, anche solo per il modo in cui camminava, per un piccolo particolare che credeva di cogliere nel suo sguardo, lui gli regalava un’arancia.
Solitamente ne riceveva in cambio un sorriso. A volte no, e se ne rammaricava.
Finiva quindi che al termine della giornata il signore che vendeva le arance, le arance le aveva tutte regalate, aveva le tasche vuote, l’Ape era vuota anche lei, così tornava a casa.
C’è da dire però che il signore che vendeva le arance, al termine della giornata, tornando a casa, era felice, ripensava a tutti i sorrisi che aveva raccolto durante il giorno. Raccontava sempre ai suoi pochi amici, con i quali andava talvolta a bere un bicchiere al bar del paese, che era un collezionista di sorrisi, aveva anche ideato un complicato sistema di catalogazione.
Cercava di imprimersi nella mente la forma e le dimensioni di ognuno.
Questi erano i soli momenti di contentezza della sua vita che si ricordava (cit.).
no, adesso mi spieghi com’è che ci piacciono gli stessi libri. hm hm…
non lo so, questo qui lo cercavo da tempo, l’ho trovato sabato (ultima copia logora e ingiallita e non m’han fatto nemmeno lo sconto!)
credo però che possa a pieno titolo rientrare tra i libri interstiziali, se ho capito che sono
ho dedicato a questo libro un post, solo poco tempo fa!
A parte questo ero qui a restituire il sorriso!
Anna
L’ho letto, quel libro, qualche anno fa. Mi piacque, ma ti confesso che non avevo riconosciuto la cit.
Mi pareva tua tua.
anna, contento che tu sia passata, grazie
aitan, non che fosse particolarmente riconoscibile, la citazione (bellissimo libro, comunque, da leggere e rileggere)
meglio i sorrisi che arance
raffaele, probabilmente è così
(io però intanto continuo a pensare al sistema di catalogazione dei sorrisi, devo approfondire la cosa)
è uno dei miei libri preferiti. anche l’altro, quello degli scrittori inutili.
quando leggo eìo mi penso sempre che sto leggendo cavazzoni
(france’, questa non te l’aspettavi da me, è ove’?)
e come se non bastasse, dichiaro pubblicamente di aver linkato eìo
flo, ma io, questo libro qui, la prima persona che ho sentito (o meglio, ho letto) che ne parlava, sei stata tu
ah, sì?
(ultimamente perdo sempre più pezzi di memoria…)
Splendida collezione, quella :-*
flo, qua se c’è uno che perde pezzi di memoria sono io!
placida, non sai quanto mi piacerebbe venire allo zenacamp, ma mi sa che sarà assai difficile
No, ma com’è bello questo blog, così essenziale…così minimal, così a scorrimento- serranda…io se ci fosse un concorso ti voterei…intanto ti metto tra i link.
Baci
GingerAle dei Loungerie
GingerAle, intanto vi ci metto pure io tra i link
anzi, tra un po’ ci faccio proprio un post, sui loungerie, che vi ho scoperto da poco, ma non sai quanto mi piacciono le cose che fate!
come non rimanere incantati dalla semplicità del signore delle arance? una qualità umana che troppe volte ci dimentichiamo, nascondendoci dietro falsi bisogni ed interessi…
un saluto!!
diluvio, grazie
che bello, dare e ricevere sorrisi.
leggerti e scoprirti è stata una folata di gioia.arrivo da eio. dovrò ricordarmi spesso di francesco, delle arance, dei sorrisi.
lucia, accidenti, non avevo visto il tuo commento, che son distratto, neanche ti ho detto benvenuta