Gen 31
Gen 31
Quando scrivi una storia poi capita che la rileggi, tagli via delle cose, quelle che non ti convincono, capita poi che le cancelli, quelle cose, e allora ogni storia, pensarci, ha degli avanzi, delle cose che prima erano dentro, la storia, poi son finite fuori, dalla storia, io oggi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi delle storie, se son finiti da qualche parte, io non lo so, e poi dopo oggi mi chiedevo se anche le nostre storie, le nostre storie personali e singole, che è vero che di solito stan dentro delle storie più grandi e universali, ma alla fine rimangono pur sempre delle storie molto personali e molto singole, io oggi mi chiedevo se anche queste nostre storie hanno degli avanzi, delle cose che abbiamo tagliato fuori, magari non ci convincevano, non eravamo sicuri, allora le abbiam tagliate fuori dalla nostra singola e personale storia, e poi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi, se son finiti da qualche parte, io non lo so.
Ecco io a questa cosa non avevo mai pensato e pensarci adesso che lo leggo qui da te e mi ci fai pensare mi viene un velo di tristezza. quello che m’ha fatto venire in mente il tuo scritto ma non credo che c’entri molto ma me l’ha fatto venire in mente perciò te lo dico, sono le storie non vissute. le cose rimaste inespresse. le occasioni che hanno avuto le persone di conoscersi e invece non si sono conosciute.
un pensiero triste…
Ecco, mi sento vicina al sentire di Sid, che forse è anche il tuo…
Si uniscono formando una storia a se stante, una storia senza filo logico, con cambiamenti di personaggi e ambienti, piena di salti temporali e contraddizioni, ma comunque degna di essere raccontata.
succede un po’ come quando io dipingo un paesaggio. all’inizio ci metto sempre un sacco di gente e poi, una velatura tira l’altra, cancello viavia una persona alla volta, e alla fine resta solo l’orizzonte. uguale.
ciao! Avrei bisogno di chiederti una cosa (non grave ma urgente.) potresti scrivermi a b.garlaschelli@gmail.com? Grazie.
ps: mi piace sempre la tua scrittura.
ciao Barbara, ti ho appena scritto una mail
ahah, qui si broccola!
ma signorina maia, ma cosa dice!
Clara si rimise la gonna e si diresse ancheggiando verso la porta del bagno. Prima di spalancarla si rigirò verso Ivan e gli lanciò un’occhiata di complicità!
scusa non c’entra nulla ma mi era avanzato questo pezzo di commento da uno vecchio.
di sicuro sono
ma non di certo finite
quel che di una torta fan una bella crostata sono i ritagli di sfoglia
chiamali avanzi ma sono pur sempre una parte indispensabile della storia .
ciao simona
io penso che ci sia da qualche parte un giardino dei fiori non colti; ma è solo uno degli appezzamenti della vita non vissuta. Poi ci sono le balle di scelte non fatte, le alternative scartate ammonticchiate, e centinaia di ecoballe di occasioni perdute che quando le bruci hanno uno struggente odore di rimpianto.
Lo faccio anch’io… Spesso taglio fuori dei pezzi che rileggo, perchè nel frattempo maturano in me e assumono una forma diversa che non riesco più ad esprimere… Anzi che a volte non voglio più esprimere… Eppure mi rendo conto che quei pezzi tagliati, in realtà, andrebbero assunti di nuovo, come un cucchiaio di uno sciroppo dal sapore sgradevole, ma efficace a “guarire”. Ammetto che sarebbe difficile conservare in qualche posto, materialmente, questi pezzi scritti… ma forse sarebbe necessario!
La tua è un’ottima riflessione …
beh, è come i ritagli quando fai i tortellini. li riappallottoli, li stendi, e fai altri tortellini. o li tieni tutti insieme per farci delle fettuccine la prossima volta.
ps: grazie
credo fortemente nei ritagli che abbiamo dimenticato, negli sguardi rimasti senza parole, nei gesti non fatti, che ci corrono incontro per provare a rinascere, se lo vogliamo almeno un po’.