Mar 15
Mar 15
C’era una bambina, nel paese dove vivevan gli strambi, era un po’ stramba anche lei, e poi, dicevano gli altri bambini, aveva gli occhi tondi, allora la chiamavano la bambina con gli occhi tondi.
La bambina dagli occhi tondi non voleva fare quel che fanno tutti, ché lo trovava noioso, allora a chi le diceva “buon giorno”, lei rispondeva “buon viaggio”, e a chi le diceva “benvenuta”, lei rispondeva “buon appetito”, ma la gente non capiva, allora pensava che era solo un po’ stramba, che sarebbe cresciuta, invece sbagliava, la gente.
La bambina dagli occhi tondi rimase così, che non voleva fare quel che fanno tutti, contunuava a trovarlo noioso, allora, solo per fare un esempio, lei non voleva che qualcosa si rompesse, lo rimetteva insieme, quel qualcosa che si era rotto, diceva che bisogna fare degli sforzi, ogni tanto, e incollare i pezzi che sembrano rotti. Due pezzi rotti incollati, sembrano un pezzo intero, anche se un poco più strano.
All’Alda piaceva molto la bambina dagli occhi tondi, quando raccontava delle storie ai più piccoli, le raccontava anche a lei. Una sera, c’era la luna piena, l’Alda portò tutti a sentir delle storie fuori, all’aperto, che così si poteva vedere la luna piena.
E di luna piena ce n’entra parecchia, negli occhi tondi della bambina con gli occhi tondi.
Feb 24
L’Alda ha fatto molti lavori, uno dei lavori che ha fatto, anche se per poco, è stato sognare al posto di quelli che non ci riuscivano, a sognare, o che se ci riuscivano poi al mattino non li ricordavano più, i sogni, che se non li ricordi, i sogni, è un po’ come non aver sognato. Così lei sognava al posto loro.
Che non riuscire a sognare è come rinunciare a una parola per sempre, e ci sono parole che se non le usi è come tagliare via un pezzo di mondo, cacciarlo su in soffitta e buttare via la chiave.
Anche indovinare i sogni che avrebbero voluto fare, tutti quelli che facevano la fila a casa sua, dopo che si era sparsa la voce, non era difficile, anche senza parole, senza spiegazioni, bastava guardarli, tutti quelli che facevano la fila a casa sua, ché in fondo, i volti delle persone, pensarci, son delle biografie involontarie; a voler vedere, a stare attenti, raccontano in silenzio una vita intera.
Poi, un giorno, ha smesso, di sognare per gli altri, ma di sognare, lei, non ha mai smesso.
Gen 21
Io, Ivano Marescotti attore l’ho conosciuto anni fa a Bologna, son andato a vedere Strane storie, di Sandro Baldoni, da quando ho visto quel film son lì a chiedermi perché Marescotti non è uno degli attori italiani più importanti e conosciuti, che in quel film lì, e anche nei film in cui l’ho visto dopo, io, guardarlo, son sempre lì a chiedermi perché Marescotti non è uno degli attori italiani più importanti e conosciuti.
Raffaello Baldini poeta, invece, l’ho scoperto da poco, ma da quando l’ho scoperto, ho iniziato a cercare tutti i suoi libri, l’ultimo che ho letto, dei suoi libri, è La fondazione, che è il quarto, e ultimo, dei monologhi scritti da Baldini negli anni novanta. E leggendo La fondazione, ho scoperto che due dei monologhi precedenti, Zitti tutti e Carta canta, son stati portati in teatro proprio da Marescotti.
Un po’, pensarci, mi è dispiaciuto, che non lo sapevo, un po’ son stato contento, scoprire che alla fine, certi cerchi, si chiudono.
In rete non ho trovato molto, ma qui Marescotti legge Coglioni, di Baldini, che se poi la volete sentire in italiano, qui la legge Paolo Nori.
Dic 22
A natale, gli strambi, andavano sempre casa dei nonni, e nella vecchia casa dei nonni, se prendevi un corridoio, e poi dal corridoio aprivi una porta che portava in una scala, e poi salivi una scala che portava in una stanza che nessuno aveva mai visto, sulla scala era pieno di giornali vecchi, e gli strambi ci passavan delle ore, su quella scala, a sfogliare quei giornali vecchi.
E anche le pareti erano decorate con fogli di giornali e riviste, con manifesti e riproduzioni a buon mercato, e fra le pagine di quei vecchi giornali capitava spesso di trovare delle notizie curiose, tanto che gli strambi, a volte, non resistevano alla tentazione di strappare qualche foglio, dalla parete, per leggere la fine di una storia.
Una delle storie che gli strambi han letto su quei giornali era la storia della bambina che viveva nel forno, che poi era la storia di una casa in cui non si poteva accendere il forno, ché nel forno, in quella casa, ci viveva una bambina.
La bambina che viveva nel forno assomigliava uguale alla bambina che viveva in quella casa, faceva le stesse cose, se la bambina che viveva in quella casa passava davanti al forno la bambina che viveva nel forno si faceva vedere, salutava quando la bambina salutava, si alzava e si abbassava proprio nello stesso momento in cui la bambina che viveva in quella casa si alzava e si abbassava, poi la bambina che viveva in quella casa si allontanava, dal forno, e la bambina che viveva nel forno non si vedeva più, anche per giorni.
Poi, a natale, quando un tale che si faceva chiamare Babbo Natale portò un solo regalo, alla bambina che viveva in quella casa e alla bambina che viveva nel forno, loro, anche se erano due, e anche se il regalo era uno solo, eran contente, che se si potesse quantificare la contentezza, loro eran contente il doppio, eran contente il doppio di cosa, non lo so, eran contente il doppio, come se invece di una, eran due.
[auguri di buon natale a Viola e a Zio Burp, che hanno ispirato questo post, e auguri anche a tutti quei che passano di qui]
Dic 10
C’era un bambino che camminava per strada, eran quei giorni dopo il natale, che le feste son finite, i negozi son chiusi, son quei giorni che uno è anche un po’ triste, invece quel bambino no, camminava per strada col suo trenino elettrico, l’aveva avuto in regalo, era felice, poi lungo la via fu assalito da alcuni teppisti che gli presero il trenino, dopo che gli presero il trenino era triste anche lui.
Il bambino tornò a casa senza il trenino e senza il cappello, ché i teppisti, mentre gli prendevano il trenino, gli fecero saltar via il cappello, e il bambino, che un attimo prima era felice, e un attimo dopo era triste, era così triste che lo dimenticò in strada.
I teppisti portarono il trenino al mercato della roba vecchia e lo scambiarono con altri giochi, uno dei teppisti non era d’accordo, voleva tenere il trenino, ne aveva sempre desiderato uno, gli altri non lo ascoltarono, portarono il trenino al mercato della roba vecchia e lo scambiarono con altri giochi.
Tra questi giochi, che i teppisti avevano avuto in cambio del trenino, ce n’erano anche di spaventosi, alcuni erano così spaventosi che uno dei teppisti tornò a casa, gli aprì la porta la vecchia nonna, e la vecchia nonna quando vide quei giochi così spaventosi si prese uno spavento tanto grosso che ne morì.
Sulla tomba della vecchia nonna misero un palo, sul palo doveva esserci scritto il suo nome, ma fecero uno sbaglio, ci misero un palo con su scritto il nome di un altro.
Dopo undici anni questo palo, corroso dai vermi, cadde. E il guardiano del cimitero segò il palo in quattro pezzi e lo bruciò nella stufa. Ma per un caso del destino il fuoco passò dalla stufa alla casa e dalla casa passò poi alla chiesa e presto tutto era bruciato.
In quel posto, dove prima c’era la casa del guardiano del cimitero e dove vicino alla casa del guardiano del cimitero c’era anche la chiesa, dopo vent’anni costruirono un centro commerciale, uno di quei grandi centri commerciali dove si può comprare di tutto, ci si posson comprare anche i regali di natale.
E oggi, che è la vigilia di natale, in questo centro commerciale sono appena entrati il bambino a cui avevan rubato il trenino, tanti anni prima, e uno dei teppisti, proprio quello che voleva tenerlo, il trenino.
E il bambino a cui avevan rubato il trenino, che è ormai un uomo, ha anche avuto un figlio, è entrato in questo centro commerciale proprio per comprare un regalo a suo figlio, ha pensato di comprargli un trenino, e quando è entrato in questo centro commerciale ha incrociato il teppista che tanti anni prima, con altri teppisti, gli aveva rubato il trenino, ma non l’ha riconosciuto.
E al bancone del reparto giocattoli, dove si reca il bambino ormai diventato uomo per comprare un trenino, si trova il figlio del guardiano del cimitero, che da pochi giorni ha cominciato a lavorare in questo centro commerciale, ci si trova anche bene, i giocattoli gli piacciono molto, peccato solo per la folla tipica del natale.
Ed ecco che in questa vigilia di natale sono in questo centro commerciale, il bambino ormai diventato uomo, il teppista e il figlio del guardiano del cimitero.
Sono in questo centro commerciale, e non sanno quale legame vi è tra loro, e non lo sapranno mai.
[con un grazie a Sir Squonk, che ha inserito questo post nella annuale raccolta dei Post sotto l’albero e a Daniil Charms per l’ispirazione] [ah, poi qui si può scaricare il PSLA 2008 e qui si può anche sfogliare]