Set 08
Set 08
Io, una cosa che non sopporto, son quelli che ti chiudono il portone del palazzo mentre che stai entrando spensierato. Sei dietro di loro, stai entrando spensierato, loro ti guardano come a dire Non ti conosco, lo so che vuoi portarti via tutti i miei averi, non ti faccio entrare. Che poi devo tirar fuori le chiavi, che non è mai facile, trovarle, poi aprire con quelle. Che ci abito anch’io, qui, vorrei dirci.
Poi, se ci hanno la pelle colorata, quei che stanno per entrare spensierati dietro di loro, è peggio. Non si entra, qui, sembra che ci hanno una scritta che lampeggia, da qualche parte sopra al corpo, dev’essere una tecnologia che non conosciamo ancora, la scritta lampeggia, dice Non si entra, qui. E quei che hanno la pelle colorata non entrano, devono rivolgersi a tecnologie sorpassate, come il citofono, farsi aprire.
Allora stasera, ero lì che uscivo per comprar delle cose che non c’erano, in casa, una signora ha detto Grazie, mi fa entrare?, ci ho detto No, aveva la faccia di una che a me, mi sembra, non mi aveva fatto entrare, una volta. Che dev’essere davvero una tecnologia sorprendente e sconosciuta, questa, ma a me, da qualche parte del corpo, è uscita fuori una scritta, mi sa che lampeggiava anche, diceva Rivolgiti a tecnologie sorpassate, Citofona, se vuoi entrare.
Ago 27
Io colleziono segreti, li metto in fila e li conservo nei pensieri.
Se ne trovano ovunque, di segreti, basta saper osservare, stare attenti, ce ne sono di tutti i tipi e son tutti diversi, i segreti, io li colleziono e li metto in fila nei pensieri.
Solo, un giorno, mi è capitato di trovarci due segreti uguali, nella mia collezione, non era mai successo, e da quel giorno, i miei segreti, non mi riusciva di farli stare in fila nei pensieri, era una situazione tutta confusa e dolorosa e non succedeva niente che la facesse cambiare. E in questo modo sono entrato in uno stato di malcontento e di smania e da questo stato non c’era verso di uscire, o almeno così mi sembrava in quei giorni confusi e dolorosi.
Poi, in una giornata che c’era un forte vento, le cose sono cambiate in un modo da non credere. Che a me piace, il vento, secondo me è nelle giornate di vento che l’umanità ha avuto le sue principali intuizioni. Ma il vento, se è troppo, fa fare anche degli errori balordi, a volte, come in quella giornata che c’era un forte vento e le cose sono cambiate in un modo da non credere, come dicevo.
Lug 16
Oggi sono andato alla biblioteca nazionale, che alla biblioteca nazionale han conservati anche i giornali degli anni passati, quelli nazionali ma anche quelli locali, e io dovevo leggere un bel po’ di questi giornali, quelli locali, in particolare, per il nuovo numero di una rivista, numero fatto tutto di lettere ai giornali, quelli locali, in particolare.
Allora ho poi trovato due lettere che mi son piaciute, le ho copiate, ho pensato di trascriverle qui. Una raccontava di un signore di Napoli, il signor Andrea Esposito, che aveva così in odio il suo nome che ha avviato le pratiche per cambiarlo. Oggi, diceva la lettera, dalle ore 12, il suo nome è Ciro Esposito, ma nel quartiere tutti continuano a chiamarlo Andrea.
Una invece diceva che in data 15 agosto, il signor Augusto Pedretti, di anni 88, durante la sua nuotata mattutina, ha scoperto in zona Torre Normanna, nella provincia di Salerno, una grotta sulfurea, sul cui fondo si trova una bocca direttamente aperta nella roccia, dalla quale fluisce un getto costante di portata abbastanza rilevante, di acqua sulfureo-magnesiaca, con scaturigini in lontanissima zona vulcanica.
Si è poi evidenziato che l’acqua, assunta per bocca, ha azione blanda lassativa e disintossicante; usata per bagno, riesce salutare per molte affezioni della pelle e se riscaldata può essere di gran giovamento per affezioni di natura reumatica.
Questa seconda lettera finiva chiedendo al direttore del giornale se secondo lui era possibile sfruttare commercialmente quest’acqua, se in altre parole era possibile farci su dei soldi.
Poi, visto che ero lì alla biblioteca nazionale, ho chiesto se c’era una copia di un libro che cerco da tempo, Coniglietto Salterello, si chiama questo libro, non c’era.
[tutta colpa di Alessandro, questo post]
Lug 08
Mi chiamo Albino Menozzi e sono nato da una famiglia che facevano gli ortolani.
Da benestante, poi, sono diventato povero perché, con le vicissitudini del tempo, per una cosa e l’altra, sono andati alla miseria.
Per qualche tempo ho esercitato il commercio, prima come ambulante poi in sede fissa, ma si vede che non ero capace, mi è sempre andata male.
Posso dire così adesso, che ho le idee mature, prima non lo sapevo dire.
Io, poi, dopo quelle vicissitudini, dopo aver provato a esercitare il commercio, la maggior parte del mio tempo, son stato seduto su una panchina, nel parco che c’è vicino casa, son stato seduto su quella panchina, guardare le vite degli altri.
Dovrei venire a patti con la realtà, dicono, Che a volte, dicono, venire a patti con la realtà consolida i sogni, io non lo so se è vero, ché la mia realtà, questi anni, son state queste vite vissute dagli altri.
E ne ho vissute tante, di vite, in questi anni.
Poi, ieri, han chiuso il parco, e un parco chiuso già non è più un parco, han tolto via anche le panchine, nelle panchine che han tolto han tolto anche la mia.
Mag 28
Mi è tornata in mente ieri la storia di uno, me l’hanno raccontata, era uno che aveva sentito dire che le stelle, alle volte, si spengono, e lui, dopo aver sentito questa cosa che le stelle si spengono, gli è presa una grande tristezza e una grande inquietudine, aveva paura che spenta una stella, magari c’era un uccello notturno un po’ miope che avrebbe perso la strada, aveva paura che una nave che la seguiva, quella stella, poi si sarebbe persa anche lei come l’uccello notturno, e più pensava a questa cosa, più cresceva dentro di lui una grande tristezza e una grande inquietudine.
Così decise di riaccender le stelle che si spegnevano, andò a cercare una scala che fosse la scala più lunga del mondo, e della vernice bianca che fosse la più bianca del mondo, ne comprò tanta, ché gli avevan detto che son tante, le stelle che si spengono.
Solo, poi, la scala, non sapeva dove poggiarla, tanto che era lunga, andava da qui a lì, nessuno ancora era riuscito ad alzarla da terra, e lì, a terra, provocava anche strani incidenti, in particolare alle biciclette che ci finivan sopra, la gente iniziava anche a protestare, lui non sapeva più che fare, aveva un’idea che considerava bellissima, ma non sapeva più che fare.
Così andò in giro per il paese, cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto, da arrivare fin lassù dalle stelle che si spegnevano, ci passò degli anni, andando in giro per il paese cercando qualcuno disposto a costruire un palazzo abbastanza alto.
Poi invece la scala rimase dov’era, continuò a provocare strani incidenti, e nessuno volle costruire un palazzo abbastanza alto, e lui, per questo fallimento, per il fallimento di questa idea che considerava bellissima, alla fine, è ammattito del tutto.
Ma forse era un pochino matto anche in principio.