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Apr 28

Sulla contentezza

Postato da Francesco il 28 Aprile 2008, nella categoria Divagazioni.

Ci son delle volte che io, ascoltare i discorsi della gente, non posso farne a meno, come ieri, ero in strada, ho visto uno che parlava con un tale che poteva essere un suo amico, o anche un passante, e sentivo che faceva un lungo ragionamento sulla fine e dopo aver fatto un lungo ragionamento sulla fine ne faceva poi un altro, lungo anche questo, sull’inizio, e dentro questo lungo ragionamento sull’inizio, però, continuava anche a parlare della fine, che ci son delle volte che le cose sembra proprio che stiano finendo, diceva, ma stan lì che continuano a finire per tanto di quel tempo, non smettono di finire neanche un momento, e invece oggi, diceva ancora, ho finalmente visto finire davanti ai miei occhi tutte le cose che dovevano finire e di colpo son diventato uno che non è più alla fine delle cose, ma è all’inizio.
Poi a un certo momento, senza neanche salutare, ho visto che ha preso su e si è allontanato, e nello stesso momento, sempre senza salutare, ho visto allontanarsi anche quello che non era un suo amico, e neanche un passante, ma la sua immagine riflessa nella vetrina di un negozio.
E non so perché ma a me dopo aver sentito questo lungo ragionamento sull’essere alla fine delle cose o al loro inizio, mi è presa una contentezza inspiegabile, una contentezza che mi son messo a parlare con tutte le vetrine dei negozi fino a casa, e anche a casa, avevo dentro questa contentezza inspiegabile che sono andato a letto contento come non facevo da anni. E questo è tutto.

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Apr 13

Non suggerite

Postato da Francesco il 13 Aprile 2008, nella categoria Cose mie.

Io son famoso per essere uno che si prende le questioni, come diciamo qui, in situazioni particolari, eh, non tutti i giorni, in situazioni particolari come per esempio quando telefoni all’assistenza telecom, o anche come quando bussa alla porta il rappresentante del folletto, o anche, ma lo dico così incidentalmente, quando ci son le elezioni, che alle elezioni ci son quei signori che hanno al petto una spilla con su scritto un nome e sotto c’è scritto facciamolo presidente, questo nome, io già per questo li guardo con sospetto, poi succede che son lì con Teresa, che sto andando a votare, e questi signori qui, uno in particolare, con questa spilla che vuol fare presidente uno che io non riesco neanche a nominare, e infatti non lo nomino, quel tipo lì, dice a tutti quelli che entrano Guarda questo simbolo, è uguale sulla scheda, fate solo attenzione, che dovete votare solo questo simbolo, eh, fate attenzione, dice uno di questi signori qui con la spilla di quel tipo che vuole fare presidente, io ero lì con Teresa, essendo che son famoso per essere uno che si prende le questioni, come diciamo qui, io ho detto che non si poteva mica dire, nel seggio, facciam presidente questo qui che non riesco neanche a scrivere il nome, non si possono mica dare i suggerimenti, nel seggio, non siam mica a scuola, che suggeriamo.
Questo tipo qui, quello con la spilla, mi ha guardato, io ero già pronto a prendermi una questione, come diciamo qui, lui invece si è allontanato, è andato a suggerire più lontano, un po’ come a scuola.

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Mar 26

Io sarò anche strano, ma

Postato da Francesco il 26 Marzo 2008, nella categoria Cose mie, Divagazioni.

Dal palazzo di fronte, è appena uscito un uomo che mi è sembrato un settantenne, come età stimata, se mai si può stimare un’età affacciati ad un balcone, qui sul Parco Margherita, dove c’è questo portone da dove ho visto uscire un uomo, stasera, l’ho visto uscire in pigiama e vestaglia, con una bottiglia in mano, e sembrava trasparente, quel che c’era nella bottiglia, ma non sembrava acqua, sembrava vodka, se mai può sembrare vodka il contenuto trasparente di una bottiglia visto da qui affacciati ad un balcone sul Parco Margherita, comunque, quest’uomo che ho visto uscire dal portone, in pigiama e vestaglia, scendeva Parco Margherita, ora avvicinava la bottiglia al viso, ora la allontanava, ci guardava dentro, prima da vicino, poi da lontano, poi ci beveva, da questa bottiglia, e parlava, scendendo Parco Margherita, parlava così tanto che io sarò anche strano, ma m’è venuta voglia di scendere anch’io, per Parco Margherita, andare a far due parole, con l’uomo uscito dal portone in pigiama e vestaglia, che di storie, secondo me, ne aveva, da raccontare.

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Mar 14

Di ritorno dall’asilo

Postato da Francesco il 14 Marzo 2008, nella categoria Cose mie, Teresa.

A me, l’asilo dove va Teresa, piace molto, fan delle cose interessanti, che piacerebbe anche a me, la mattina, svegliarmi, andare all’asilo di Teresa a far queste cose.
Ogni anno, poi, scelgono un tema, e i diversi laboratori, in qualche modo, hanno a che fare con questo tema, quest’anno il tema è il corpo umano, che a pensarci, partendo dal corpo umano, si posson fare mille cose e raccontare mille storie, su una parete han disegnato una specie di mondo e poi dopo ci han messo su tutti quei che lo abitano, quel mondo, che son spesso molto diversi tra loro a osservarli bene.
Che Teresa prima diceva sempre Voglio andare all’America, ora dice che vuole andare al Giappone, io non lo so, perché vuole andare al Giappone, comunque all’asilo fanno anche delle riunioni con i genitori, il pomeriggio, e in queste riunioni ci raccontano cosa fanno i bambini, la mattina, ieri ci han raccontato tutta questa storia del laboratorio sul corpo umano, poi ci han dato uno specchio, un foglio, delle matite, ci han detto Ora fatevi un autoritratto, fate un’espressione che vi piace, poi fatevi un autoritratto in cui avete quella espressione.
E io, per quanto riguarda proprio la mia persona, ho pensato che era facile fare il mio autoritratto, ho fatto un cerchio, poi ci ho aggiunto due occhi, un naso, una bocca, poi ci ho messo tanta barba, che con tutta quella barba poi Teresa mi riconosceva di sicuro, la mattina dopo, attaccato alle pareti dell’asilo.
Poi quando ho finito questo mio autoritratto tutto pieno di barba, che non si capiva, ad esser sinceri, che espressione nascondeva, tutta quella barba, ho pensato Peccato non avere la macchina fotografica, con me, potevo fare una foto, al mio autoritratto, poi metterla sul blog, scriverci un post, invece niente, non ce l’avevo, la macchina fotografica.

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Feb 08

L’albero delle parole

Postato da Francesco il 8 Febbraio 2008, nella categoria Divagazioni.

Stamattina, mentre andavo al lavoro, mi son fermato al bar, c’era Bonfiglietti che beveva i suoi soliti bianchi, m’ha detto Siediti un po’ qui con me, mi fai compagnia, ti racconto una storia.
C’era uno scrittore, m’ha detto Bonfiglietti, che per la precisione era uno scrittore di memorie, che aveva un problema, questo scrittore, soffriva di amnesie, allora per lui era difficile dedicarsi all’attività di scrittore di memorie, non aveva scritto ancora nessun libro, tanto che possiamo chiamarlo scrittore di memorie solo convenzionalmente.
Questo scrittore, per risolvere almeno in parte il suo problema, che se ci pensi, soffrire di amnesie per uno scrittore di memorie, è un problema non da poco, allora questo scrittore, m’ha detto Bonfiglietti, appendeva le parole che gli servivano all’albero che aveva in giardino, per non dimenticarle, tanto che possiamo dire convenzionalmente che questo scrittore, in giardino, aveva un albero di parole.
La cosa strana, m’ha detto Bonfiglietti, è che se di sera passavi accanto al giardino di questo scrittore di memorie, potevi sentire che l’albero stava lì tutta la notte a sussurrare le parole dello scrittore; e se invece di andar via subito rimanevi un po’ di tempo, a voler ascoltare, c’era il caso di dimenticare dove stavi andando e perché, per quanto erano belle le storie raccontate dall’albero dello scrittore.
Ma la cosa ancora più strana, m’ha detto alla fine Bonfiglietti, la cosa che non riesco a spiegarmi, ha aggiunto Bonfiglietti, è che quando il tempo cambiava, l’albero sussurrava le stesse storie, ma in Urdu, e quindi, non si capiva niente.

(le ultime otto parole di questo post qui, le ha scritte eìo, io non c’entro, eh)

Poi è arrivato anche il finale alternativo di stark, allora lo metto qui:
Ma la cosa più strana, m’ha detto alla fine Bonfiglietti, è che ogni tanto qualcuno di notte scavalcava la ringhiera e appendeva anche lui delle parole ai rami dell’albero, parole che a volte insieme a quelle altre ci stavano bene e altre volte no, ma questo scrittore poi non era mica in grado di ricordarsi, quali parole aveva scritte lui e quali no, allora le sue memorie si mescolavano a quelle parole aggiunte da chissà chi, e a volte si arricchivano e a volte diventavano grottesche e ridicole.
Una sera che lo scrittore non riusciva a dormire guardò fuori dalla finestra e vide un’ombra snella e agile che scavalcava il cancello, allora uscì di corsa ma in cortile non c’era più nessuno, ma all’albero c’era appesa una parola nuova, un nome di donna, un nome che credeva di avere dimenticato.
Poi si accorse che tutte le parole appese all’albero erano diventate quel nome, come se la sua memoria fosse fatta soltanto di quel nome, come se tutte le parole appese fino a quel momento fossero state maschere di quell’unico nome.
Il mattino dopo lo scrittore decise di smettere di fare lo scrittore di memorie. Si alzò di buon’ora, buttò giù l’albero e ne bruciò il tronco e tutti i rami, con le parole che c’erano appese, e visse ancora a lungo, felice di non ricordare.

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