Rocco va a una manifestazione, pensa alla morte, incontra l'amore
Quando ammazzano un compagno e' sempre una cosa strana quello che senti. Questa volta qui ancora di piu', forse perche' era uno della mia eta', uno studente, non so. La prima cosa che penso e', regolarmente, 'potevo essere io', anche se io il coraggio di andare a tirare le bocce a un'ambasciata non ce l'ho proprio. Pero' 'potevo essere io' lo penso anche quando leggo su un giornale tre righe tipo 'tragico incidente a Via Iella, giovane in motorino travolto da auto pirata'. Ma e' diverso. Perche' a Via della Iella ci muore uno che come te ha solo l'eta' e il motorino, mentre a una manifestazione ammazzano uno che la pensava come te, voleva le stesse cose e di sicuro aveva gli stessi casini. E quello che e' terribile e' che non gli abbiano dato il tempo di viverseli quei casini, di star bene e di star male, di sentire cosa aveva da dirgli quella ragazza che l'aspettava la sera, bah, non so. Queste cose mi fanno dare i numeri. Forse e' perche' penso sempre a me, alla mia morte, e proprio non l'accetto neanche un po'. Chissa' se a centodieci anni sara' diverso e uno sara' tutto contento di farsi un sonnellino ristoratore per qualche bilione di bilione di anni tanto per cominciare. Papa' col suo materialismo dialettico del cazzo ha sempre cercato di convincermi - finche' ci parlavo, naturalmente - che e' una cosa naturale, che cosi' si rientra nel grande flusso della materia e di 'sti cazzi, pero' a me son sempre sembrate puttanate immonde. Cioe', sara' anche vero, ma a me? Mamma, che in queste cose e' un po' meno deficiente, invece diceva che quando si e' vecchi ci si sente tanto stanchi che non si ha piu' voglia di continuare a vivere ed e' come addormentarsi quando sei strafatto di sonno. Col risultato che quando ero piu' piccolo mi davo i pizzichi per non addormentarmi, la sera. Pero' comunque che quando tu non sei stanco neanche un po' un coglione di carabiniere ti spari addosso solo perche' sei comunista e hai i capelli lunghi e vuoi riprenderti quello che e' tuo, e per colpa di quel coglione e di chi ce l'ha mandato tu hai finito di mangiare, di far l'amore, di andare al cinema, di fare il bagno al mare, be' questo mi fa proprio strippare. A dire il vero mi fa strippare anche se ti capita a Via della Iella o per una malattia o perche' ti casca un vaso di fiori in testa. Perche' in effetti e' proprio orribile. Ma chi e' quel coglione che ha organizzato le cose a questo modo? Mi ricordo quel bavoso del prete delle medie che parlava della volonta' di Dio che e' imper.. non so cosa, insomma che non si capisce ma e' giusta lo stesso, e percio' metti che a una donna gli finisce il bambino sotto una schiacciasassi lei in fondo dovrebbe essere tutta contenta perche' e' la volonta' di Dio. E se il bambino ha qualche malattia orribile che lo fa soffrire tantissimo? Ancora piu' contenta dev'essere. E il bambino deve essere contento anche lui, capace che poi va in paradiso. Io non lo so se sono ateo, pero' son sicuro che se dio esiste e' un grandissimo figlio di puttana o un pazzo paranoico tipo film americano. Pero' a me la morte non e' mai arrivata vicina, nel senso che non e' mai morto qualcuno a cui voglio bene veramente, e se capitasse non so come reagirei. Magari finirei col pensare che e' la volonta' di Dio e che va bene cosi'. Certo diventerei una persona diversa, non sarei piu' quello di adesso. Secondo me dopo che hai conosciuto quella cosa li' sei proprio un altro. Forse e' cosi' che si diventa grandi.
In ogni modo stamattina avevo addosso una rabbia enorme e per la prima volta avevo veramente voglia di andare alla manifestazione, tanta voglia da non pensare neanche alla possibilita' che mi venisse un terrificante attacco di colite. Perche' io fra l'altro ho una colite incredibile, psicosomatica dice Marcello, che mi viene per le ragioni piu' strane, da quella volta che vidi un filmetto porno in cui lei si faceva scopare alla pecorina e diceva 'prendimi come un cane', a quando c'e' tensione in casa o ci voglio provare con una ragazza, e quando vado alle manifestazioni. Comincia quando sto ancora a casa e continua anche per tredici volte, insomma i bar con cesso di via Cavour e via Nazionale li conosco tutti. Il casino sono i cortei che fanno i Fori imperiali, dove non c'e' un cesso neanche a fare un pompino a una capretta. Insomma una rabbia enorme e una gran voglia di dividerla con altra gente, di stare insieme ai compagni, di farglielo capire che un morto nostro resta nostro ed e' nostro, e lo commemoriamo a modo nostro. E quando quegli stronzi se ne sono andati per conto loro, mi e' venuta ancora piu' rabbia. Non hanno capito un cazzo, perche' gli scontri non ci sono stati e invece e' stato bellissimo stare li' faccia a faccia con gli scudi di plastica e i lacrimogeni e i mitra, e gridare tutto. Io poi di solito non grido e non canto e non faccio queste cose qui, perche' in un certo senso mi imbarazza e mi fa sentire scemo, oggi invece si'.
Stavo li' come uno scemo, non proprio nelle prime file perche' bene o male un po' mi cacavo sotto lo stesso, a gridare e agitare il pugno. E mi sentivo contento. Ma quello che mi ha colpito di piu' e' stato vedere a pochi metri da me Antonia. Che faceva le stesse cose. Ma soprattutto che era proprio un'altra! Cioe' non aveva per niente quella faccina triste e un po' sconvolta che le ho visto addosso da quando la conosco, quell'aria di dire che merda 'sta vita o qualcosa del genere. Insomma era bellissima. Ho avuto un raptus, un focus, un motus, insomma mi sono avvicinato e le ho preso una mano (quella che non faceva il pugno). lei si volta, mi vede, fa un sorriso e poi pazzescamente mi butta le braccia al collo e si mette a piangere. Be', in trentadue millesimi di secondo ho pensato due cose diverse. Prima: porco dio, ci mancava proprio una scena isterica di questa pazza, potevo restare dov'ero. Poi, porco dio, come cazzo fa a essere cosi' meravigliosa, io e' tutta la mattina che ho voglia di fare la stessa cosa e non l'ho fatta e non la farei mai, perche' sono uno stronzo che si vergogna di una cosa cosi', anche se e' la piu' giusta. E mi e' venuta una gran voglia di abbracciarla anch'io fino a stritolarla, di buttarla per aria e riacchiapparla, di sbaciucchiarmela tutta e di dirle di non piangere o invece si' di piangere quanto voleva, che andava benissimo cosi' e non mi rendeva paranoico anzi felice. E naturalmente non ho fatto niente di tutto questo, ma forse non importa, nel senso che quando le ho detto 'Dai, ti offro un cappuccino' penso si sia capito che voleva dire tutte queste cose qua, e anche dai non far piangere anche me perche' in fondo sono un maschietto. Ed e' stato un cappuccino bellissimo con lei che si asciugava gli occhi col dorso della mano e io che non sapevo che dire ma cercavo di farlo capire e alla fine ho trovato il coraggio di riaccompagnarla a casa tenendola per mano e parlando del piu' e del meno.
'Quando ammazzano un compagno e' sempre una cosa molto strana quello che senti'. Non e' che sia una gran genialita' ne' niente, pero' me l'ha d9tto con un tono cosi' dolce. La voce gli tremava perfino un po', direi. Io tiravo ancora su dal naso (certe volte il naso e' una cosa come i piedi: preferiresti non averlo del tutto) e c'era un casino in quel bar, attorno a quel cappuccino.
Avrei voluto un cornetto. Piangere mi mette fame ("Fame nervosa", come ha sentenziato la vampira degli affetti, piu' volte). Il cornetto comunque non l'ho preso, e quando io rinuncio a mangiarmi un cornetto e' cattivo segno.
Non ero piu' molto triste; cioe' ero in quella fase che' essere tristi diventa allegro. Voglio dire: lui mi guardava come se ci conoscessimo da centododici anni e avessimo praticamente passato la nostra vita a piangerci addosso. Sembrava che fosse del tutto naturale che io bevessi un cappuccino e che lui me lo pagasse e che io avessi gli occhi rossi e il naso grondante. Perfetto. Siamo perfino stati zitti un po'. Io non so che cosa diavolo mi sia preso.
Era un po' che avevo una cosa tipo nodo alla gola. Dai picchetti della mattina davanti a scuola, da quando quei due o tre figli di troia sono entrati spostandomi con una mano. Da quando ho detto a Barbieri (ray-ban, sandali da stronzo e puzza al naso): "Ma guarda che e' morto uno. Uno come noi. L'hanno ammazzato". Da quando lui mi ha risposto con una delle sue smorfiette da brachicefalo:'Non era certo a casa sua a giocare a scopone quando l'hanno sparato'. E poi ha aggiunto che la gente come noi la morte se la va a cercare perche' non gli va di farsi i fatti suoi "E secondo' te quali sarebbero stati i fatti suoi?" ho ripigliato io, salendo di un paio di decibel. E poi me l'hanno piu' o meno levato dalle mani... Dev'essere stato li' che mi e' venuto il nodo alla gola. Insomma, ho pensato, sulla faccia della terra o ci sto io, o ci sta Roberto Barbieri, coi ray-ban e i sandali da stronzo e i blue jeans da trentamila lire coi buchi ricamati a mano e gli strappi stirati dalla serva. Il fatto e' che ci stiamo tutti e due. Anzi tutte e tre: io in piazza lui a scuola e quell'altro sottoterra, Era un pezzo che non piangevo. Intendo dire senza cipolle, lacrimogeni, strippi da fumo o mal di denti.
La sensazione e' come soffiarsi l'anima nel fazzoletto. Bella. Ti scarichi. Non so se ho pianto perche' uno e' morto o perche' c'e' la morte, perche' io sono viva o perche' io moriro', perche' lui non sara' piu' vivo o perche' dopo la morte non c'e' un'altra vita. Un po' e' stata anche la rabbia: avrei voluto urlare ai poliziotti di levarsi il cappello (l'elmo o come cazzo si chiama) perche' erano di fronte a una cosa di eroismo. Che forse in vita loro non gli sarebbe capitato mai piu' di vedere una cosa cosi' bella: bella come uno che si fa ammazzare anche se non ne aveva bisogno, anche se non glielo aveva ordinato nessuno, anche se era giovane e magari innamorato. Mi aspettavo che qualcuno disertasse di fronte ai nostri silenzi incazzati e corresse verso di noi buttando il fucile per aria e strappandosi la divisa. Accidenti alla mia immaginazione. Quando hanno imbracciato gli scudi e' stato come se non avessi mai visto la polizia caricare, come se non sapessi che la polizia e' cattiva perche' la societa' e' divisa in classi e via dicendo. Uno shock. e' sempre lei, la mia fottuta immaginazione. Le mie fantasie e le mie emozioni: mi aspettavo che ci avrebbero detto:'Bravi ragazzi, questo si' che e' un comportamento civile', perche' avevano ammazzato un nostro compagno e noi si era tutti li' a mostrare i pugni in silenzio, invece di ridere e stare a scuola. Come quando gli austriaci hanno sparato alla piccola vedetta lombarda. Com'era? Dulce et decorum est pro patria mori? E perche' la patria si' e la rivoluzione no?
Non hanno caricato, questa volta. Ma quando mi sono accorta che non avrebbero caricato mi sono incazzata ancora di piu'. Il silenzio si e' rotto e ci siamo messi a urlare tutti. Avevo la sensazione che non ci pigliassero nemmeno sul serio. Mi E' sembrato pedino che ridessero (tipo 'lasciamoli sfogare' o roba del genere). e' stato allora che mi e' venuto l'attacco di solitudine. Di colpo. Di colpo io ero sola al mondo. In piazza non c'era piu' nessuno e di tutto quello che avevo fatto io niente ere serio, niente era importante, niente contava, anzi non esistevano neanche ne' le mie idee ne' le mie azioni. E io tutta la vita non avevo fatto nient'altro che dare zuccate nei vetri come un moscone impazzito.
Tutti i compagni stavano li', come prima, con la faccia buia e un imbarazzo addosso, un non sa per dove mettere le mani e come atteggiare i muscoli della faccia... avrei dovuto capirlo, anzi avrei dovuto saperlo che avevano tutti quello stesso disagio mio, fra la pancia e le scarpe. Invece mi sentivo proprio come un cane. Peggio di un cane. Co me l'ultimo esemplare di una razza di cagnetti rognosi destinati a estinguersi per mancanza di motivazioni all'esistenza. e' stato cercando un paio di occhi umani che ho incontrato quelli di Rocco. Era vicino a me, verde in faccia ma determinato, come un combattente che non lascia la postazione neanche quando gli piglia un attacco doppio di colite. Triste e scaruffato. Non avevo mai notato che fosse cosi' sottile e ricciutello. Gridava come un dannato con tutta la bocca spalancata. Non l'avevo mai visto cosi' serio: intendo dire, lui e' il tipico allegrone che ti saluta cominciando dalle sise, ma poi non dice niente. Timido e positivo. Insomma ne' il tipo giu'lemutandebambola che ti spoglia perfino quando non ti guarda, ne' il tipo sol dell'avvenir che quando stai male ti parla della liberazione dell'Angola. Un sorridente sciovinista di sinistra. Normale. Non l'avevo mai visto cosi' turbato, neanche dopo il colpo di Stato in Cile.
Non mi sarei mai aspettata che potesse fare un gesto inconsueto, qualcosa che non facesse parte della sperimentata tradizione della milizia interumana. Insomma, non mi aspettavo che mi prendesse una mano. L'ha fatto e io sono rimasta per un secondo come scema, con un pugno alzato e una mano sudata dentro la mano di un ragazzetto quasi sconosciuto. Credo che la neve si senta cosi' quando il sole comincia a essere caldo: con la crosta di ghiaccio che si spezza, un gran lacrimare poi la voglia di sciogliersi.
Mi e' sembrato che qualsiasi regola, compresa quella di non camminare a quattro zampe, era inutile e stronza, insopportabile. Che quando muore qualcuno muore un pezzetto di te, ed e' idiota far finta che tu continui a essere intero come prima. Cosi' gli ho buttato le braccia al collo (un gesto che e' durato la frazione della frazione di un secondo). E appena la mia testa e' atterrata sulla sua spalla le lacrime sono diventate singhiozzi e il disgelo ha preso gli scossoni di un terremoto. Forse gli altri ci hanno guardato e forse no. Comunque lui mi ha abbracciata, credo. Andando a casa, non abbiamo detto circa niente, ma cera una specie di intimita', una catena di sottintesi, tutta una cosa di sorrisi e di sguardi affettuosi, che ogni frase aveva le sue brave virgolette, un brivido e una grazia particolare, come nei dialoghi brevi a letto, dopo aver fatto l'amore.
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