Quand’ero maturo
Ho dato la maturita’ da 10 anni.
Ieri chiacchierando con una mia amica m’e’ venuto in mente che quand’ero maturo (ora son marcio!) scrivevo molto bene.
Il membro interno della mia commissione mi racconto’, oltre che sarebbe stato meglio che il compito di matematica non lo fossi andato a fare proprio tanto m’avevan dato 0, che chi corresse il mio tema d’italiano fermo’ la commissione per leggere ad alta voce il mio elaborato che fu giudicato un mezzo capolavoro.
Ora io mi ricordavo giusto che era una traccia assurda sul rapporto tra matematica e poesia.
Google m’ha aiutato a ritrovarla:
Matematici e poeti. In un saggio pubblicato a New York nel 1947 si legge: “La matematica e’ generalmente considerata proprio agli antipodi della poesia eppure la matematica e la poesia sono nella piu’ stretta parentela, perche’ entrambe sono il frutto dell’immaginazione. La poesia e’ creazione, finzione: e la matematica e’ stata detta da un suo ammiratore la piu’ sublime e la piu’ meravigliosa delle finzioni” (D.E. Smith, La poesia della matematica e altri saggi).
Quale senso ha per voi questa idea della matematica come finzione meravigliosa e sublime?
Oddio come vorrei proprio saperlo cosa cappero ci scrissi e ricordarmi cosa dovevo aver preso per scegliere una roba cosi’ piuttosto che la solita cacata sulla rivoluzione industriale!


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4 Commenti
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26Lug06, 22:34 | Quota
Cavolo, che bella traccia!
M’ha fatto pensare, per un attimo (un attimo solo, eh!), anche agli addentellati tra la matematica e la musica e la metrica e la proporzione tra le parti di qualunque opera creativa.
A me, alla maturità, mi toccò il commento di una frase di Amendola sugli esami (una roba tipo, “gli esami non finiscono mai”), ed io, che facevo l’anarchico (prima di diventarlo con più convinzione), riempii un sacco di pagine a raccontarmi dalla mattina che suonava la sveglia al momento in cui mi trovavo di fronte alle tracce dell’esame; con tutta una serie di considerazioni su quanto erano cretine le proposte ministeriali, perché scartavo quella, perchè scartavo quell’altra, e perché alla fine avevo scelta quella che stavo facendo. E aggiungevo che non me ne fregava niente della valutazione che avrebbero dato alle mie parole scritte, che non me ne fregava niente della competizione che ci insegnavano in una scuola di cui non me ne fregava niente. E cosacce di questo tono (scritte più che altro per smuovere le acque), che piacerebbe anche a me poter recuperare.
27Lug06, 01:34 | Quota
gaetano caro, tu che ora ci stai dentro ‘na cifra, se scopri come si fan a recuperare certe cose, fallo sapere anche a me che i nostri blog nn aspettano altro
30Lug06, 22:01 | Quota
uhm
comunque ando bene anche questo.
la seconda prova me la ricordo, tem ain inglese sull’11 settembre (correva l’anno 2002, traccia piu’ ovvia non potevano darci… e ando’ alla grande, massimo punteggio)
la prima..assolutamente non me la ricordo, riguardando le tracce direi che potrei aver fatto o “Il dibattito sulla evoluzione del concetto di stato sociale” o “La memoria storica tra custodia del passato e progetto per il futuro.”, con una leggera preferenza per il secondo. ma ho vuoto totale!
la terza prova fu un disastro senza precedenti
ma che hai scritto nel tuo? dai ricordatelo..un raffronto tra matematica e poesia e’ anche sostenibile, ma la traccia va in un’altra direzione. uff sforzati che sono curiosissima.
31Lug06, 00:09 | Quota
@ alice: son passati dieci anni e poi se davvero me lo ricordassi, l’avrei scritto…