Farmacologia Generale e Speciale 30Nov06 | 13commenti

Fatto.

Di solito liquido cosi’ sul blog gli esami superati.
Stavolta quache riga magari la scrivo.
Anche per farmi perdonare di tutti gli strazi.

Durata: 50 minuti circa.

Domande:

  • Emivita
  • Volume di distribuzione
  • Induzione
  • Trasmissione colinergica: neurofisiologia e farmacologia
  • Buprenorfina, naloxone e naltrexone
  • Sistema renina-angiotensina-aldosterone, ace-inibitori e sartani
  • Ticlopidina e clopidogrel
  • Antipsicotici
  • Tono bronco-motore e trattamento dell’asma bronchiale
  • Mucolitici
  • Macrolidi
  • Statine

L’avevo promesso al mio santo protettore (lettera V): se tutto fosse andato per il verso giusto, mi sarei tagliato via i peli dalla faccia.
E’ dal 2002 che il mio mento, le mie guance e tutto il resto non si facevano incontro ad una lametta.
Ora son liscio come il culetto di un bambino (o una zizza di pacchina, fate vobis) e domattina mi andro’ a dar da fare per assolvere al secondo voto che avevo fatto, ma stavolta a me e a nessun santo.
Domenica notte ho fatto un sogno.
Piccola premessa: il direttore della cattedra di farmacologia della mia universita’ ne e’ anche il magnifico rettore (ci e’ mancato tanto cosi’ che facessi l’esame con lui oggi).
Eravamo io e mio padre in un negozio d’antiquariato, seduti ad un tavolo a guardar nella vetrina gli ex-voto (di cui son gran fanatico) d’argento ammassati in terra la vetrina e a discutere sul fatto che fosse davvero arrivato il momento da parte mia di acquistarne uno.
Sceglievo infine di acquistarne uno di quelli in cui c’e’ l’intero busto e tutti gli organi interni visibili nella pancia ed alla comunicazione verbale di questa mia scelta ecco avvicinarsi, nelle sembianze di negoziante, il magnifico di cui alla premessa.
Occhei il sogno continuava con cose meno importanti, ma il voto che mi son fatto al risveglio e’ stato che se avessi superato l’esame mi sarei andato a comprare a qualsiasi prezzo un ex-voto come quello del sogno, indi per cui…

Ah si, voto: 26.

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Non sto 12Giu06 | 1commento

Stanotte ho risognato Francesco.
Non mi ricordo nulla del sogno tranne che dopo tante volte ancora non gli ho raccontato una storia.
La incollo qui sotto nella versione che mandai a sua sorella il giorno dei suoi funerali quasi tre anni fa.
Stasera sono lacrimevole. Sono arrivato a quella dopo essermi non so perche’ riletto un sacco di cose belle e brutte (ma piu’ brutte che quelle belle non so perche’ non le conservo).


ciau rita.
        e’ strano trovarmi a scriverti. ti conosco da 25 anni. da quando conosco miopadremmiamadre. non ti ho mai scritto. non so se lo rifaro’. ora e’ la sera che oggi sono venuto a casa vostra. stasera e’ la sera che stamattina ci sono stati i funerali di francesco. ho appena finito di scrivere un e-mail ad una miamica. le spiegavo un sacco di cose di foce sele. mi sono reso conto che un sacco di quelle cose le stavo scrivendo in realta’ a te. non so se a te in generale o a te dopo che ti ho vista oggi (ma non ha molta importanza…). scusami se scrivo male, ma scrivo come parlo e lo so non si capisce niente. o meglio si capisce tutto tranne quello che vorrei dire. anche per questo ingenerale parlo poco. e forsèmeglio se dico prima e chiaramente cio’ che ho da dire e dopo tuttilcontorno che comunquèimportante. io sono legato a foce sele e ad un sacco di ricordi che ho di noi (non solo io e te…) da bambini in maniera straordianaria. e forse te lo dico ora e cosi’ perche’ oggi mentre menandavo m’hai detto che pensavi un sacco a quela storia del mio sogno di te e paoletta. occhei, quindi ti dico prima la cosa importante e poi se ha ancora senso il resto. uno dei ricordi che ho di me piccolo a paestum (oltre a quelli facili che vengono subitinmente come i salti sul letto della “mia” camera da letto o le infinite paure che mi avete fatto prendere) riguarda francesco. mi sa che prima di stasera non lo avevo raccontato a nessuno. francesco un pomeriggio dagosto nella cucina di casa vostra mi ha insegnato a fare il caffe’.
fare il caffe’ non e’ una sciocchezza come puo’ sembrare. e non sto parlando di farlo buono o cattivo o. imparare a fare il caffe’ e’ una cosa importante come imparare ad andare in bicicletta o nuotare. forse piu’ importante. fare il caffe’ (sopratutto per un napoletano) e’ il minimo dell’ospitalita’. lo so che puo’ sembrare una cosa da niente e che io non avro’ le parole per spiegarti perche’ per me non lo e’ e non lo e’ in generale (io non sono un gran bevitore di caffe’, ma questo neanche e’ importante). saper fare il caffe’ e’ qualcosa di definitivo. o lo sai fare o non lo sai fare. prima non lo sapevi fare dopo si. e in mezzo per me c’e’ francesco. che me lo ha insegnato cosi’, senza che glielo avessi chiesto. perche’ aveva detto fammi il caffe’ ed io non ne ero capace. imparare a fare il caffe’ e’ qualcosa tipo imparare a fare la barba che e’ una cosa che ti insegna tuo padre (magari alle donne no…). prima ho detto importante comandarinbici o anche dippiu’. a me nessuno ha insegnato ad andare in bicicletta (ed i miei qui direbbero matuavevipauraecc… ma e’ colpa loro che non sono stati coraggiosi al posto mio). francesco mi ha insegnato a fare il caffe’.
questa circa era la cosa importante. mi dispiace non averlo mai detto a francesco che non avrebbe ricordato, ma avrebbe riso ed avrebbe voluto sapere tutto curioso tutte le sciocchezze che ho malaccennato piùssu’. l’ho detto prima ad una miamica di torre. l’ho detto a te ora che puoi dirlo acchivuoi.
ecco, comavevo pensato il resto delle altre cose bellebbrutte su paestum non credo che ci sia bisogno dirtele. perche’ mi sarebbero servite da preambolo per la storia del caffe’. perche’ sono le stesse che sai gia’ benissimo perche’ forse un po’ ti conosco. perche’ parole adatte per spiegare cos’ha (cosa’ suona sicuramente meglio, ma non si sarebbe capito) significato per me foce sele nei 21 anni consecutivi in cui i miei hanno affittato la “vostra” casa non ce ne sono. o sono troppe. o e’ una sola ed e’ lunga 21 anni. o 25 che sono miei anni perche’ foce sele ancora continua a significare un sacco di cose per me. o e’ lunga quanto gli anni di tutti quelli che ci sono passati e ci hanno lasciato qualcosa. noi (come sopra, non solo io e te…) ci abbiamo lasciato nessuno sa quanto.
questa non e’ una lettera per francesco. questa e’ una lettera per te che parla anche di francesco e ti racconta una cosa di lui che non sapevi. e che non sapeva neanche lui. te l’ho detto. la notte che abbiamo saputo l’ho sognato. se lo risogno glielo racconto. se lo sogni prima tu, lo so che avrai un sacco di cose piu’ urgenti o importanti da dirgli, ma raccontagli anche questa sciocchezza che lo fara’ sorridere. e sorridere e’ la cosa piu’ importante.
ti voglio bene
p



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